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Di solito gli amici a quattro zampe sono esclusi per motivi igienici e logistici. A parte poche iniziative isolate come "Homeless non dogless" a Torino e "Casa Silvana" A Milano. La storia di Elena e del suo cane Spike. Persone senza dimora e cani: un connubio frequente. Il cane può essere un amico fedele, una relazione affettiva forte che permette di tenersi a galla, una famiglia… Ma sono rare le strutture di accoglienza che accolgono anche animali. Ne parla un articolo di Alberto Rizzardi pubblicato dal mensile Scarp de’ tenis, che lascia molto spazio alla storia di Elena e Spike, una ragazza homeless che vive a Milano con un bellissimo cane albino, un incrocio tra un boxer e un San Bernardo salvato dalle combattimenti clandestini. Purtroppo per Elena, proprio a causa di Skipe, non si possono aprire le porte della normale rete di accoglienza milanese.

I cani infatti, di solito, non sono ammessi nei dormitori pubblici, principalmente per motivi igienici e logistici. E’ una questione che si dibatte da tempo e che è stata affrontata con iniziative locali e isolate. Ha cominciato Torino, dove è nata l’associazione “Homeless non dogless” nel 2011. Alcune esperienze ci sono anche a Roma e Bologna. A Milano, nel marzo del 2014, “Casa Silvana” gestita dai City Angels ha aperto le porte anche ai senza dimora con cane: 15 posti letto e 15 cucce che si sono presto mostrate insufficienti. “Non credo che la mancata accoglienza dei cani nelle strutture assistenziali tradizionali sia dovuta solo a questioni igieniche o organizzative – spiega il fondatore dei City Angels, Mario Furlan, nell’articolo. – Sempre più spesso vediamo alberghi, spiagge e ristoranti aprire le porte ai cani. Parlerei piuttosto di una mentalità da cambiare. Se c’è la volontà di fare, le cose si fanno. E l’esperienza di ‘Casa Silvana’, nel suo piccolo, è lì a dimostrarlo”.

Fonte: redattoresociale.it e piazzagrande.it

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