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Storie dall'estero
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Giocò ad Udine, era considerato il nuovo Desailly: è morto in un hangar abbandonato della periferia parigina. Venerdì 8 aprile 2016

Parigi - Arrivò a Udine dal Caen 19 anni fa, era il 1997, lui era una promessa del calcio, mentre alla guida della squadra friulana c'era Alberto Zaccheroni: come tutti i ventenni, portava con sè una valigia carica di sogni e di speranze; ed un biglietto da visita di quelli pesanti: "questo ragazzo sarà il nuovo Desailly" diceva chi lo conosceva. Eppure tutti i sogni del franco-senegalese Joachim Fernandez, tutte le sue speranze, si sono interrotte in una fredda notte d'inverno parigina, nel freddo a stento combattutto da una di quelle coperte che non riscaldano, perchè in realtà non è dal freddo che devono riparare, ma da una vita il cui fuoco si è spento. E' morto come un clochard qualsiasi: ad Udine la sua esperienza era stata brevissima, una sola apparizione in campo (dieci minuti in tutto contro la Fiorentina, il 31 agosto di 19 anni fa).

La storia - La sua morte, avvenuta per cause naturali in un hangar abbandonato di Domont, risale al 19 gennaio ma la notizia è stata data solamente nelle scorse ore. A raccontare la sua storia, fatta di delusioni e di difficoltà, sono stati tre amici al mensile So Foot. Dopo la parentesi ad Udine fu ceduto al Monza e quindi al Milan dove non giocò mai. Nel 2000 approdò al Tolosa e poi subito al Dundee. Chiuse la carriera a soli 29 anni nel 2001 (in Indonesia) a causa di un infortunio al ginocchio. Si fece conoscere quando il ventenne proveniente dal Senegal giocò con il Bordeaux vittorioso per 3-0 contro il Milan in coppa Uefa. I compagni di squadra erano Zidane, Lizarazu e Dugarry. Ma la parabola discendente di Joachim Fernandez, ha inizio con la delusione per una carriera finita troppo precocemente, e passa da problemi personali, legati ad una difficile separazione dalla moglie e, secondo quanto riporta la stampa francese, dall’impossibilità di vedere il figlio, ormai ventenne. Aveva provato a fare l’allenatore, ma non ha avuto fortuna nemmeno in questo ruolo. Da qualche tempo viveva a Domont, senza avere fissa dimora. Un barbone che aveva sfiorato le vette del calcio morto, in un desolante capannone di periferia.

Fonte: tuttosport.com

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