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Storie da Torino
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Aveva perso moglie e lavoro, tre anni fa dormiva in stazione a Genova. Oggi a Torino ha ripreso la sua vita: “In strada o vai avanti o decidi di arrenderti e ti perdi”. Dicembre 2013, esterno notte alla stazione di Genova Principe. Walter, 38 anni, torinese, si prepara il letto con le coperte beige della Croce Rossa su una panchina di pietra rosa al binario 14 e come ogni sera alla stessa ora armeggia con il telefonino. Sta dando la buonanotte alle figlie che vivono con la madre. «Lo faccio con WhatsApp. La piccola ha 5 anni, l’altra 9. Un anno fa voleva la Barbie, ora le Converse. Ecco che cosa è cambiato, che sta diventando grande». Lo schermo del cellulare si illumina: «Notte, pa’, ci vediamo domani». Loro non sanno che il padre passa la notte in stazione, che la sua vita è come quel mazzo di carte sparpagliato fra i binari: dopo la separazione e la perdita del lavoro nella ditta dell’ex cognato, ha dormito tre mesi e mezzo in macchina nel parcheggio vicino all’uscita di Genova Est, poi ha dovuto vendere l’auto per continuare a pagare i 600 euro di alimenti alle figlie. All’ex moglie dice di aver trovato un alloggio per non perdere l’affidamento condiviso: vuole vedere le bambine tutti i giorni. Per il resto, il tempo passa fra biblioteche, lavoretti, frati e suore per le docce e la mensa, la cena dei volontari in stazione, la notte sulla panchina. Un uomo con la felpa grigia sotto il giaccone nella tramontana scura, un invisibile.

Walter non assomiglia per nulla a Richard Gere, produttore e interprete del film «Gli Invisibili», da oggi nelle sale italiane. Ma il personaggio di George Hammond, l’uomo con il berretto di lana che si aggira come uno spettro a New York, può gettare un po’ di luce, per un attimo, sugli oltre 50 mila uomini e donne che, come Walter, non riusciamo più a vedere anche se li incontriamo tutti i giorni nelle nostre strade.

Il segreto di Walter

Giugno 2016, interno giorno al bar della stazione di Torino Lingotto. Walter è tornato visibile, è un uomo di 41 anni con la maglia del Toro e un lavoro che lo ha strappato all’incubo di quell’anno sulla strada. Lo abbiamo rintracciato grazie a Carla Grippa e Marco Bertora, i giovani registi del documentario «Nessun fuoco nessun luogo», realizzato con Giacomo Toricelli, promosso e sostenuto dalla Caritas. C’è anche Walter fra gli otto invisibili ripresi nella loro vita quotidiana senza essere mai giudicati. Lui ce l’ha fatta. «Sulla strada o decidi di continuare per quanto possibile una vita normale, o fai la vita del senzatetto. Nel primo caso puoi salvarti, nel secondo ti fai risucchiare dalla situazione, ti metti addosso un’etichetta e non ne esci più. Suona male dirlo, ma è quasi una situazione di comodo. Su dieci come me, solo due accettavano piccoli lavori occasionali».
L’invisibile con il volto di Gere appartiene agli altri otto. Dice George nel film: «Negli ultimi dieci anni mi sono sentito come se fossi solo uno stupido dannato perdente o idiota del c... Sono un senzatetto. Non sono nessuno. Non esisto». Dice Walter nella realtà: «Alla fine decidi tu di non esistere. Per prima cosa perdi la dignità. Ti devi guardare da quelli come te, dormi con il coltello in mano e le scarpe sotto la testa per non fartele rubare. C’è sempre qualcuno che ti offre soldi per fare qualcosa di illegale, ma tu devi pensare che cosa rischi di perdere. Io avevo le bambine».

George resta sulla strada, Walter accetta un lavoro che nessuno voleva fare: barista in un locale per scambisti. Poi gli stabilimenti balneari a Viareggio e alla fine il ritorno nella sua Torino, assunto da una cooperativa. Con il primo stipendio ha comprato quelle scarpe che la figlia maggiore aveva chiesto in regalo. «Un giorno forse racconterò tutto anche a loro».

Una casa è meglio 

George si schianta contro la durezza del sistema di accoglienza, Walter cerca di tenersene alla larga per non finire in trappola. La soluzione verrebbe proprio dagli Usa, che da decenni coltivano il programma Housing First, la casa come diritto primario: appartamenti indipendenti in zone diverse della città per tutto il tempo necessario a rimettersi in carreggiata, con un risparmio impensabile rispetto al costo sociale della gente che vive in strada. In Italia una sperimentazione ha già permesso di dare una casa a 500 persone. Michele Ferraris, portavoce della Federazione italiana organizzazioni per le persone senza dimora che ha lanciato la campagna #HomelessZero, crede molto nella forza del film. Gere ha messo la sua firma e ha girato il primo spot in favore di questa campagna, altri attori lo faranno. Forse non basterà nemmeno questo ad aiutare i George o i Walter dei nostri marciapiedi, ma almeno li renderà un po’ meno invisibili.

Fonte: lastampa.it

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