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Storie da Torino
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Casa e lavoro, come fondamenti di una vita dignitosa. Sono queste le rivendicazioni dei senzatetto che hanno manifestato questa mattina a Torino di fronte al Comune. La “marcia degli invisibili” è stata organizzata spontaneamente da alcuni clochard, senza coinvolgere partiti o associazioni. Al suo interno si incontrano persone che provengono da storie molto diverse. Immigrati, nuovi disoccupati, ex fricchettoni, padri e madri di famiglia: “Quando si fa fatica ad arrivare a fine mese si perde il diritto a essere sfortunati” racconta Giorgio, ex operaio finito in rovina dopo aver perso lavoro e forze a causa della malattia.

Ciò che hanno in comune i circa cento invisibili giunti a Piazza Palazzo di Città è il fatto di nutrire ancora qualche speranza per il miglioramento della loro condizione, a differenza della maggioranza dei senza fissa dimora. “Siamo pochi qui- ha continuato Mario -. Molti non possono permettersi di venire, molti altri sono rassegnati a una vita di miseria e alcol, la maggioranza semplicemente si vergogna della povertà”.

La paura dello scherno e del giudizio degli altri può diventare un’ossessione per queste persone. “Quando cammini per strada ti accorgi di essere guardato in modo diverso” mi spiega Adrian, romeno che vive in Italia da 15 anni. Per mantenere una parvenza di decenza, nei confronti di sé stessi e gli altri, tenersi puliti, evitare di “vomitare o di orinare in strada” diventano necessità fondamentali. “Non riesco a sopportare i essere considerato un poveraccio”.

I tagli alla spesa per i servizi sociali, acuitisi negli anni della recessione, hanno determinato un peggioramento concreto nella vita di migliaia di persone. Mentre la crisi ingrossava le fila dei senza casa, la protezione che lo Stato dedicava loro è sempre più esigua. Il sindaco, gli assessori, in generale i politici sono, infatti, il bersaglio principale delle accuse dei dimostranti, che non sembrano però concordi sulla linea politica da adottare. Tra chi auspica un ritorno di Berlusconi e chi si chiede come sia possibile che un consigliere comunale guadagni, in un mese, ciò che basta per vivere per due anni; la protesta contro il potere e i privilegi sembra essere l’unica alternativa per non lasciar andare la propria esistenza alla deriva o devolverla all’illegalità.

Un uomo di 50 anni, con il volto rabbioso e il cane al guinzaglio, brandisce un cartello su cui è disegnato il logo del “Partito dei poveri”. “Ho provato a presentarlo alle elezioni, ma non avevo abbastanza firme!” scherza il senzatetto. Ma quando parla della propria condizione diventa subito serio: “Siamo cittadini di serie B. Non riceviamo nulla dallo Stato se non multe”. La paura dei continui controlli delle forze dell’ordine e delle contravvenzioni è una costante dei racconti dei clochard. “Il mese scorso ci hanno trovato a dormire in un treno; 516 euro di multa. Ci sono rimasto male per i sedici euro. Sedici euro vuol dire poter avere il controllo della mia vita per una settimana”.

Fonte: futura.unito.it

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