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San Vincenzo
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La San Vincenzo e i poveri

Le antiche e le nuove forme di povertà: modi per prevenire le cause attraverso l’informazione, l’aggiornamento e la collaborazione.

Per lo spirito che deve animare la Conferenza, il tempo dedicato alla visita e alle altre attività caritative deve essere il frutto di una reale disponibilità interiore a favore del prossimo.

Nel rapporto con i poveri i vincenziani devono essere e apparire come portatori di fraternità, in modo che tra gli uni e gli altri si attui un’autentica comunione, in cui ci si aiuta reciprocamente a camminare verso la salvezza e grazie alla quale i poveri possono riconoscersi nella Chiesa.

In questo loro impegno i vincenziani ricordano a loro stessi e a tutti i cristiani la realtà nuova e sconfinata dei poveri di oggi: questi non si esauriscono solo nella figura tradizionale del povero, cui la San Vincenzo è andata incontro sin dalle sue origini. Sono poveri oggi tutti coloro che le strutture della società hanno emarginato: gli immigrati, gli anziani soli, i minorati, i reclusi, i disoccupati, i reduci dalle case di pena, gli orfani, i separati, i senzatetto, i falliti della vita, ecc.

Povero attualmente non è tanto colui che non ha, quanto colui che non è, perché non può, perché è tenuto fuori dal potere, dalla libertà, dalla cultura, dalla religione, ecc.

Di fronte ai nuovi aspetti della povertà i vincenziani si rendono consapevoli che la loro azione deve puntare, per quanto possibile, alle radici del male; occorre non solo prendersi cura del bisogno immediato, ma cercare di eliminarne e, se possibile, prevenirne le cause:

- Operando con i mezzi di cui possono disporre essi stessi, senza mai tirarsi indietro con il pretesto che questi mezzi sono limitati e insufficienti.

- Sollecitando l’intervento altrui, con costanza e continuità anche se per lungo tempo non fosse dato loro ascolto.

- Ricordando, infine, che la carità è creazione continua e che “la nostra capacità viene da Dio, che ci ha reso ministri adatti di una nuova alleanza, non dalla lettera ma dallo Spirito” (Cor. 11,3 - 5)

Un impegno di queste dimensioni esige che si faccia ogni sforzo, a livello di Conferenza, ma soprattutto a livello di Consigli Centrali, perché l’azione vincenziana sia:

- Opportunamente informata, così da assicurare effettivamente e prontamente ai poveri il godimento di tutte le prestazioni e gli aiuti a cui hanno diritto o di cui possono beneficiare.

- Aperta al necessario aggiornamento, disposta, cioè, anche a mutare nelle forme esteriori e nelle iniziative quando circostanze obiettive o una diversa sensibilità dei poveri dovesse esigerlo.

- Disponibile a ogni collaborazione con quanti, singoli o gruppi, si adoperano altrettanto sinceramente a favore dei poveri.

Tutto ciò nella ferma persuasione che, da un lato, l’azione vincenziana ha come sua impronta caratteristica quella del rapporto personale, perdendo il quale essa cesserebbe di essere tale; dall’altro, che tale caratteristica non deve servire da copertura ai limiti di un impegno ispirato soltanto alla compassione, ma va intesa come il segno di una fraternità reale che accoglie e rispetta il fratello nella sua realtà di uomo e di figlio di Dio.

 

COORDINAMENTO INTERREGIONALE PIEMONTE E VALLE D’AOSTA

Corso Giacomo Matteotti, 11 - 10121 Torino (TO)

Tel. 011.5621986 - Fax 011.5627793

 

Fonte: sanvincenzoitalia.it

 

 

Figlie della Carità di San Vincenzo De' Paoli

Il 29 novenbre 1633 nasceva la “piccola” Compagnia delle Figlie della Carità.

“Il Signore ama la Compagnia delle Figlie della Carità. Poche persone sono più vicine ai Poveri di loro. Se gli amici dei Poveri sono gli amici del Signore, allora, i membri della Compagnia sono tra i suoi amici più vicini.”

San Vincenzo De' Paoli e Santa Luisa De Marillac

Luisa De Marillac e Vincenzo De' Paoli fondarono l’innovativa comunità non “religiosa” delle Figlie della Carità. San Vincenzo non volle per loro clausura, non volle voti, abito, grata, parlatorio. Dovevano vivere semplicemente. Non volle cappella. Pretese per loro una casa simile a quella dei poveri.

“Considereranno che non sono monache,
perché tale stato non si addirebbe alle occupazioni proprie della loro vocazione…
non avendo per monastero se non le case dei malati e
quella dove risiede la superiora,
per cella una camera d’affitto, per cappella la chiesa parrocchiale,
per chiostro le vie della città,
per clausura l’obbedienza, …
per grata il timor di Dio, per velo la santa modestia…”

La consacrata usciva dal chiostro per incontrare i fratelli nelle strade, nei luoghi della vita e della sofferenza. A tutti portava Cristo. In tutti desiderava trovarlo, in tutti contemplarlo.

“Serve dei poveri, è come si dicesse, Serve di Gesù Cristo,
perché egli considera fatto a Sè quello che è fatto a loro che sono sue membra… Lo spirito della Compagnia consiste nel darsi a Dio per amare Nostro Signore e servirlo nella persona dei poveri materialmente e spiritualmente, nelle loro case e altrove, per istruire le povere giovinette, i bambini, in generale tutti coloro che la divina Provvidenza vi manda.”

Nella fondazione delle Figlie della Carità ben si espresse la fiducia costante ed inesauribile nella conduzione divina dell’Opera. San Vincenzo non temette di chiamare in causa l’ingegno, la capacità e la forza della donna, fino ad allora condizionata alla sola scelta fra vita matrimoniale o claustrale.

Non temette di coinvolgere solide ragazze di campagna, perché “poveri” che comprendono, aiutano, sostengono e servono altri poveri. Non temette di inviare queste inesperte donne nei luoghi più rischiosi: campi di battaglia, galere, strade malfamate, ospedali. Richiese la completa mobilità. Non volle la sicurezza di luoghi tutelati come i conventi, per una maggior libertà e disponibilità. Il motto era e rimane: “La Carità di Cristo Crocifisso ci urge”.

Un amore che spinge, che arde nel cuore, “al soccorso del prossimo… come si corre al fuoco”.

“Oh, che fortuna, se, senza che Dio ne fosse offeso, la Compagnia non dovesse servire che i poveri privi di tutto”. Santa Luisa

L’esperienza delle Figlie della Carità ha inciso fortemente sull’evoluzione della vita consacrata femminile e ha costituito il modello per molte comunità di vita attiva, nate nei secoli seguenti.

 

Via Nizza, 20, 10125 Torino
Telefono:011 665 9611

Corso Regina Margherita, 8, 10153 Torino
Telefono:011 815 9292

Via Privata Fontanella, 10147 Torino
Telefono:011 212737

 

Fonte: fdcsanvincenzo.it

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