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Servizi Vincenziani per senza fissa dimora



Via Saccarelli 21 - 10144 Torino

E-mail: servizivincenziani.to@gvvpiemonte.org

Telefono: 0116505367

Servizi: Centri di ascolto e sportelli informativi, Centri polivalenti per senza fissa dimora.

Il gruppo svolge le seguenti attività:

- Centro per persone senza fissa dimora con i servizi di:

- Centro di ascolto.

- Guardaroba: distribuzione di indumenti, coperte.

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Quando l’idea è stata pensata, circa venti giorni fa, realizzarla sembrava una pazzia. Ipotizzare una festa in grande stile - la prima in Italia - destinata a un migliaio di persone, senza tetto, cassintegrati, pensionati che campano con la minima, laureati in cerca di occupazione, stranieri precari, far cucinare per loro piatti prelibati da grandi chef stellati e poi chiamare a servire ai tavoli volontari e «personalità» torinesi, sembravano pensieri in libertà, legittimi ma impossibili da mettere in pratica.

Almeno per la fine dell’anno ancora in corso. Invece le cose sono andate diversamente e il progetto del sindaco Fassino, dell’assessore Braccialarghe e del presidente del Banco Alimentare del Piemonte Roberto Cena, ha preso forma ieri sera al Palaolimpico: cento tavoli, mille invitati, cinquanta associazioni di volontariato coinvolte, tre cuochi rinomati, quindici maestri cioccolatieri, cinque metri di albero di Natale fatto di panettoni - con lo zabaione o con la crema, quindi senza liquore, per gli ospiti di fede musulmana - stoviglie di ceramica, calici di vetro e uno spettacolo di balli e musica. Tutto come pensato. La serata è incominciata alle sette, ma i primi ad arrivare si sono presentati un’ora prima: italiani schiacciati dalla crisi e stranieri con lavori saltuari e pagati in nero. Persone che gravitano attorno alle associazioni di volontariato, laiche e religiose, dalla «comunità di Sant’Egidio» alla «consulta delle persone in difficoltà» da «Donne e Futuro» ad «Asili Notturni», «L’idea - spiega l’assessore alla Cultura Braccialarghe - è maturata all’interno dell’iniziativa "Natale con i fiocchi". Abbiamo pensato a un programma di alto livello per rendere omaggio ai meno fortunati.

Volevamo che per una sera fossero loro gli ospiti d’onore, i primi cittadini». L'organizzazione lampo è stata realizzata da uomini e donne che da due settimane si spostavano da e verso l‘Isozaki per allestire una super cucina all'esterno - sotto 75 metri di tenda - e predisporre l’accoglienza all’interno. «È un modo per sdebitarsi - dice Cena nel trambusto dei preparativi - non per ripulirsi la coscienza. Le persone che hanno ricevuto molto dalla vita è giusto che rendano protagonisti gli altri. Le feste di Natale sono il punto di partenza. Non si possono fare passi indietro solo in un periodo dell’anno».

La meta dei grandi eventi, quella dei nomi della musica e dello spettacolo, abituata a luci stroboscopiche e casse acustiche, ieri è stata ceduta gratuitamente per accogliere un galà benefico ma di lusso. Prima il discorso del vescovo Nosiglia, poi il sindaco in giro per i tavoli, quindi i volontari a servire con personaggi della politica, dell‘impresa e della cultura torinese. Tutti indossavano grembiuli con un auspicio a tema: «Auguri ai mille». «È stato curato ogni dettaglio - dice il presidente del Banco Alimentare - perché la bellezza restituisce dignità e non può essere appannaggio dei ricchi. Questo non esclude il cibo: dev'essere di buona qualita e proposto in modo gradevole. I nostri ospiti, per esempio, hanno bevuto Barolo in bicchieri di vetro. Volevamo una cena speciale, unica, dedicata a chi non ce la fa, a chi crede di non avere più speranze. Lo scopo è far capire che non è così, che ci sono le associazioni e che c’è la città accanto a loro. Noi soli non li lasciamo».

Chi sono i 4 chef che hanno cucinato:

Più che quattro chef sono quattro moschettieri: Stefano Gallo del ristorante «Barrique» a Torino, Giovanni Grasso e Igor Macchia della «Credenza» a San Maurizio Canavese, e Mariangela Susigan della «Gardenia» a Caluso, cuochi stellati che hanno passato giorni a preparare flan di cavolo, fonduta, risotto mantecato al peperone rosso, manzo lesso con lenticchie, zabaione e crema per mille persone. A poche ore dalla serata sono un‘overdose di entusiasmo. Sì accavallano, fanno battute e ridono. «Prima di tutto - attacca Gallo - ringraziamo il Comune, il Banco Alimentare e le tante aziende che ci hanno donato ì loro prodotti. Il resto l'hanno fatto gli ospiti apprezzando».
L’impegno e la fatica: «Farci il mazzo – dice Grasso - è il nostro lavoro, non ci spaventa. Quando ci è stata proposta l’idea nessuno ha avuto tentennamenti». I quattro nella cucina da campo sono così naturali nel modo di porsi e di parlare che accusarli di retorica è praticamente impossibile: «E una festa - aggiunge Macchia - nessuno di noi si sente giudicato, abbiamo scelto piatti semplici per rispondere ai gusti di tutti». Cibo di prima qualità che rispecchia i più alti livelli di gastronomia. Ma ciò che più contava, ieri sera, è stato l’incontro: «Veniamo spesso accusati - riparte Grasso - di essere troppo distanti dalle persone comuni. Cosi abbiamo rotto uno stereotipo: siamo andati incontro ai meno fortunati.
L’abbiamo fatto con una gioia immensa», Una prima volta per tutti: «Non avevamo mai partecipato a un evento simile - ammette la Susigan - il nostro impegno è un piccolo gesto con cui non abbiamo risolto il problema ai torinesi in crisi, che non ce la fanno più nemmeno a fare la spesa. A questo deve pensare la politica. Noi ci solo auguriamo che il nostro passo sia l'inizio di più consapevolezza».

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Sermig - Servizio Missionario Giovani - Arsenale della Pace

La storia del Sermig inizia nel 1964 da Ernesto Olivero, sua moglie Maria e un piccolo gruppo di giovani decisi a impegnarsi per combattere la fame nel mondo. Da allora, sono stati inviati aiuti umanitari equivalenti a 800 aerei da carico e realizzati circa 3.050 interventi di sviluppo in 92 nazioni per dare “vita ai bambini” rendendo la comunità locale protagonista del proprio sviluppo. Ma è solo l’inizio di una storia dai risvolti impensati.

Il 2 agosto 1983 il Sermig mette piede per la prima volta nel vecchio arsenale militare di Torino. È un rudere, ma loro sentono che stanno entrando in una profezia: trasformare un luogo di guerra in luogo di pace. Durante la ristrutturazione, le carità non si fermano: Libano, Brasile, Iraq, Rwanda, Bangladesh… sono solo alcuni dei Paesi beneficiari. 77 le missioni di pace nei teatri di guerra più drammatici, dove Ernesto porta aiuti a persone di tutte le fazioni e chiede pace ai responsabili. Un’opera instancabile, che gli è valsa la candidatura al Nobel per la pace da parte di Madre Teresa di Calcutta e altre personalità.

Per il reperimento dei mezzi il Sermig scommette sulla gente comune (che provvede al 93% del suo sostentamento), coinvolgendola in un nuovo stile di vita: la “restituzione”, cioè il meglio di me (capacità, risorse materiali, tempo, idee…) 24 ore su 24 a servizio del bene comune e dei più poveri.

La preghiera continua impastata con la vita diventa il punto di forza del gruppo, fino a dargli un cuore: la Fraternità della Speranza, composta da famiglie, giovani e consacrati.

Fuori dalla porta di quello che è ormai l’Arsenale della Pace c’è un cartello: “Casa della Speranza - Michele Pellegrino”. Quella parola, “speranza”, fa sì che il campanello suoni in continuazione, portando le storie più disperate: ex carcerati, malati di aids, senzatetto, ex prostitute, rifugiati, mamme con bambini, anziani soli… I mezzi per affrontarle? La bontà che disarma, il dialogo nella reciprocità, il silenzio, la guida di maestri buoni e saggi. Tra l’Arsenale di Torino e le altre due “porte” ora aperte sul mondo - l’Arsenale della Speranza a San Paolo in Brasile e l’Arsenale dell’Incontro a Madaba in Giordania - fino aoggi sono state offerte 13.000.000 notti, distribuiti oltre 20.000.000 pasti, curate 62.500 persone.

Ma soccorrere chi soffre non basta. Occorre anche promuovere dei cambiamenti nelle strutture distorte che sono all’origine delle ingiustizie e della violenza. Perciò le carità del Sermig si allargano a sempre nuove sfide: cooperative di produzione e lavoro in Italia e all’estero, filiere commerciali virtuose, energie rinnovabili e tecnologie ecocompatibili, un condominio solidale…

I segni dei tempi mettono presto sulla strada del Sermig i giovani: oggi, i più poveri tra i poveri. Ernesto Olivero e i suoi ne incontrano ogni anno decine di migliaia per incoraggiarli a diventare protagonisti della propria vita. Per loro e con loro nascono l’accademia musicale e il centro di produzione musicale del Laboratorio del Suono, la Scuola per artigiani restauratori, l’Università del Dialogo (cicli di incontri sulle sfide del nostro tempo), il mensile Nuovo Progetto e i siti web, gli Appuntamenti Mondiali Giovani della Pace.

Gli Arsenali diventano la “seconda casa” per tantissimi giovani che desiderano fare un’esperienza di servizio, formazione e spiritualità. O, semplicemente, che hanno bisogno di essere ascoltati. Insieme a loro, il Sermig continua a ricercare un senso per la vita di ciascuno e la via per un mondo un po’ migliore. Per costruire integrazione attraverso l’educazione il Sermig dà vita all’Arsenale della Piazza e al Nido del Dialogo, un “oratorio” a cielo aperto e un asilo nido che si occupa anche delle famiglie.

I sogni nel cassetto della Fraternità del Sermig restano ancora tanti, ma sono accomunati da un solo obiettivo: accompagnare ogni uomo, ogni donna all’incontro con Dio incarnandone il volto più vero, quello dell’amore.


RENDICONTO: 50 ANNI AL SERVIZIO DELLA PACE

• 3 Arsenali: a Torino, a San Paolo del Brasile, a Madaba in Giordania aperti 365 giorni all’anno, 24 ore su 24, disponibili ad ascoltare e accogliere.

• 100 amici della Fraternità.

• 143.000 amici e sostenitori.

• 5.500 volontari: giovani, studenti, professionisti, tecnici, casalinghe. Offrono la loro collaborazione senza chiedere compensi e pagandosi le spese.

• 23.500.000 ore di volontariato (in media 2.000 ore al giorno).

• 77 missioni di pace in Polonia, Rwanda, Somalia, Libano, Betlemme, Iraq, Bosnia, Kurdistan ...

• 3.200 interventi e progetti di collaborazione e sviluppo e aiuti offerti a persone di 140 nazionalità dei cinque continenti.

• 7.000 tonnellate di medicinali, alimenti, vestiti, attrezzature inviate, equivalenti a 860 aerei da carico.

• 64.000 persone visitate grazie a 100 volontari tra medici generici e specialisti, farmacisti, operatori dell’accoglienza che collaborano a titolo gratuito (335.000 visite mediche ambulatoriali, in media 70 al giorno).

• 13.500.000 notti di ospitalità (1.900 persone accolte in media al giorno).

• 21.500.000 pasti distribuiti (2.950 pasti in media al giorno).

• 3.200 posti di lavoro trovati.

• 5.000 allievi ai corsi di alfabetizzazione, restauro e musica.

• 12.500.000 presenze ad incontri di preghiera, formazione, culturali.

• 1.550.000 copie di libri venduti; 50 titoli (alcuni di questi tradotti in spagnolo, portoghese, arabo, coreano).

• 9.200.000 offerte in denaro e/o in materiali.


Chi ci aiuta:

- La gente comune 93%

- Istituzioni e altri enti 7%

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BOA URBANA MOBILE

IL SERVIZIO IN BREVE

Avvicinamento ed aggancio di adulti senza dimora nei luoghi di stazionamento.

RECAPITI E CONTATTI

Indirizzo: Via Sacchi 49 e territorio di Torino

Responsabile: Marco Maino


Il Servizio Itinerante Notturno (SIN, ex BOA Urbana Mobile) interviene a favore degli adulti senza fissa dimora che non si rivolgono ai centri di accoglienza. Struttura il suo intervento attraverso tre fasi:

1) L'aggancio, con messa a disposizione per gli utenti di beni di conforto.

2) L’analisi del bisogno espresso e inespresso, attraverso l'ascolto attivo.

3) L’offerta e l’accompagnamento verso un posto letto, in una casa di ospitalità disponibile.

Gli interventi itineranti con gli adulti senza fissa dimora sono finalizzati alla costruzione di un rapporto di fiducia.

La condizione di disagio dei beneficiari senza dimora è sempre valutata dagli operatori che orientano l’intervento e lo calibrano nella frequenza e nella proposta.

L’evidenza di condizioni di pregiudizio ed urgenza è affrontata garantendo la salvaguardia della persona, se necessario allertando i servizi di pubblica emergenza.

Gli operatori in turno, attraverso il telefono e la mail di servizio garantiscono il contatto costante con la disponibilità di accoglienza, e con le reti istituzionali, il volontariato e la cittadinanza.

Il servizio BOA si coordina con le associazioni che fanno interventi in strada nella sua stessa fascia oraria, Croce Rossa, progetto Leonardo, ecc... ed è sempre reperibile per tali associazioni nel caso in cui dovessero fare delle segnalazioni su casi particolarmente a rischio o ancora sconosciuti alla BOA.

STRANAIDEA S.C.S. IMPRESA SOCIALE ONLUS

Sede legale: Via Paolo Veronese 202 - 10148 - Torino

Tel +39 011 384.15.31

Fax +39 011 384.15.83

 

Fonti: gvvpiemonte.org - bancoalimentare.it - sermig.org - stranaidea.it

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