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Bartolomeo & C.
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La Bartolomeo & C. offre i seguenti servizi:

 

- Accoglienza e ascolto dal lunedì al sabato, ore 15-18, in via Camerana 10/A.

- Accoglienza notturna tutte le sere dalle 19.30 alle 7.30 presso il dormitorio “Il Bivacco” di via Saluzzo 9/D.

- Social housing nella convivenza guidata "Campo Base" di via Galliari.

- Intrattenimento e animazione dal lunedì al venerdì pomeriggio presso il Centro Diurno di via Camerana 8.

 

"Ronda" serale per monitorare l’utenza sul territorio:

- Visita ai malati negli ospedali e visita domiciliare alle persone che cercano di reinserirsi nella società.

- Attività di stimolo e sensibilizzazione presso le strutture pubbliche, affinché intervengano a favore delle realtà di emarginazione.

Tali servizi sono svolte da una trentina di volontari per i quali è organizzata una formazione permanente:

- Riunioni quindicinali di carattere organizzativo e di aggiornamento sui casi assistiti.

- Riunioni di carattere formativo con esperti (psicologi, psichiatri, medici, infrmieri, ecc.) per esaminare le problematiche degli utenti.

 

L'associazione opera grazie alle offerte dei benefattori, che permettono di affrontare le spese principali, quali gestione del dormitorio di via Saluzzo, gestione della convivenza guidata di via Galliari, acquisto di alimenti e indumenti, gite con gli amici "barboni", pagamenti di pensioni e canoni locazione, sussidi ai più bisognosi, ecc.

 

Bartolomeo & C.

Via Camerana, 10/A - Torino

Tel. 011534854 - Fax 0115132567

Orario: dalle 15,00 alle 18,00

 

Lia Varesio

Volontaria laica -Torino 1945 - 11 marzo 2008

Per volere di Lia Varesio nel 1979 sorse e cominciò ad operare nel settore dell'emarginazione il gruppo Bartolomeo & C. Lia è stata una dei più grandi rappresentanti di quella Torino dell’attivismo cattolico e non solo nel mondo sociale per i più umili e i più poveri. Conosciuta come l’ “Angelo dei barboni” a cui ha dedicato la vita, alla fine degli anni Settanta aveva iniziato ad assistere i senza fissa dimora e proprio dopo la morte nel 1980 di uno di essi, Bartolomeo C., aveva fondato l’associazione con il suo nome che continua ad aiutare barboni, scappati di casa, dimessi da ospedali psichiatrici, tossicodipendenti, ex carcerati e altri. L’11 marzo 2008 Lia Varesio è morta tra il cordoglio generale.


Lia Varesio nasce a Torino nel 1945 da una famiglia di forti tradizioni cattoliche. Il padre, allora presidente della San Vincenzo de’ Paoli, la coinvolge ancora bambina nelle attività di aiuto ai più bisognosi. Di quei momenti d’infanzia Lia mantiene un ricordo vivissimo: “Ricordo che nella nostra cucina mia madre aveva una macchina da cucire che usava tutto il giorno per fare rudimentali sacchetti di stoffa. Quando mio padre tornava a casa, portava spesso con sé enormi sacchi di riso, che venivano divisi in tanti sacchetti più piccoli da portare alle famiglie bisognose nelle soffitte. Ricordo una sera in cui siamo andati a portare il riso in una famiglia in cui c’era una marea di bambini. Un bimbo piccolissimo dormiva in un cassetto del guardaroba; mio padre aveva posato il suo cappello su una specie di mobile. Quando e’ stata l’ora di uscire non l’abbiamo più trovato. Il papà dei bambini ha chiesto: «Chi ha preso il cappello al signore?». Si è fatto avanti uno e ha detto: «L’ho preso io perché tu non ce l’hai!». Mio padre lasciò il cappello in quella soffitta”. Durante la giovinezza la sua attenzione agli altri viene esercitata in parrocchia, dove dà una mano alla mensa per i poveri, segue gli ammalati e gli anziani, collabora con una missione di Capoverde. Nel frattempo trova lavoro in Fiat, come impiegata, nell’assistenza sociale: si occupa dei poveri che scrivono alla Fondazione Agnelli, cercando di rispondere al meglio alle loro richieste.

È proprio una mattina andando al lavoro che accade un episodio capace di cambiarle la vita: “Mentre camminavo per strada mi sono imbattuta in una donna scalza, scarmigliata, con mani e piedi laccati di rosso, che urlava. Sono rimasta sconvolta, non tanto perché lei urlava ma perché la gente scappava via terrorizzata. Mi sono chiesta «Scappi anche tu?» e mi sono data la risposta. Mi sono avvicinata e le ho chiesto «Perché gridi cosi?». La risposta e’ stata «Grido al mondo la mia disperazione ma nessuno si ferma». La salutai: «Sono Lia»; mi disse che si chiamava Ester, era uscita dal manicomio e nessuno si era preso cura di lei; erano tre giorni che non mangiava. Vicino c’era un bar che conoscevo perché ci andavo ogni tanto, invece di andare al lavoro ho telefonato in Fiat e mi sono presa un giorno di ferie. Quando ci siamo sedute al tavolo del bar la donna ha cominciato a mangiare cornetti e cappuccini, intanto mi ha raccontato la sua storia. Era stata in manicomio, adesso era per strada, andava a mangiare al Cottolengo e dormiva alla stazione. Io l’accompagnai al Cottolengo e poi a Porta Nuova dove mi fece incontrare gli altri, i suoi amici, gli abitanti della stazione”. Da quel giorno nasce ancora più forte in Lia il desiderio di conoscere queste persone, di parlare con loro, di capire, di aiutare. Ne parla al fratello e a un gruppo di amici e con loro prende l’abitudine di andare a trovare questa gente, portando bevande calde, cibo, coperte, all’inizio solo a Porta Nuova, poi anche nelle altre stazioni, infine le “ronde” in giro per la città. Una sera d’inverno del 1980 manca all’appello uno dei soliti, Bartolomeo, lo cercano nei posti consueti, non lo trovano. Decidono di andare a vedere nel centro storico, fra i ruderi di una vecchia casa. Non lo trovano neanche lì, stanno per andarsene quando Lia inciampa in un mucchio di stracci, quando si rialza si accorge che da quel mucchio di stracci spuntano un piede ed una gamba. E’ Bartolomeo, morto di freddo e di stenti nel cuore della città. Si fortifica quella sera la necessità di continuare il cammino intrapreso e viene così fondata dopo breve tempo l’associazione “Bartolomeo & C.”

In quegli anni sindaco della città è Diego Novelli. Lia lo convince ad accompagnarla nei suoi giri notturni, lui, conquistato da tanta determinazione, la chiama a lavorare in comune, all’ufficio dei senza fissa dimora. Dal 1986 al 1990 lavora anche nelle carceri di Corso Vittorio e delle Vallette come assistente volontaria penitenziaria. In quegli anni frequenta la Scuola di Cultura religiosa diocesana, è anche componente della Commissione diocesana per la sanità e l’assistenza. “Sono laica, ma credente, il mio impegno è un atto di fede in Dio in favore degli uomini”. Nel 1994 va in pensione e inizia a dedicarsi a tempo pieno alle attività della Bartolomeo & C. Negli anni viene aperto un dormitorio, la sede si allarga, il numero degli utenti cresce. Così come cresce anche la fama di Lia. Nel 1994 le viene assegnato il “Lion d'oro” dai Lions Club di Torino «per l'attività di soccorso materiale e spirituale che da 14 anni sviluppa in Torino, operando per le strade a favore di un'umanità emarginata, porgendo a barboni, alcolisti, tossicodipendenti l'ultima speranza per riemergere da una vita disperata», nel 1996 il “Premio Bruno Caccia” del Rotary International «per la dedizione dimostrata con pluriennale opera, faticosa e pericolosa, di assistenza verso barboni, tossicodipendenti, alcolisti, malati psichici ed emarginati in genere», il 1997 è l’anno del “Premio Bogianen” del Centro Congressi della Camera di commercio «per la generosità e l’entusiasmo ampiamente manifestati nel realizzare interventi di sostegno per particolari categorie di persone in difficoltà», fino all’onorificenza più prestigiosa, quella di Cavaliere della Repubblica Italiana, conferitale nel 2005 dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi, per l’opera sociale di aiuto ai poveri.

Negli ultimi anni, nonostante i problemi di salute e i frequenti ricoveri, la sua attenzione resta sempre rivolta agli altri. Dei momenti passati in ospedale ricorda: “Soprattutto la sera, quando tutto era in silenzio, le mie emozioni erano tutte rivolte all’ascolto dei malati che telefonavano ai loro cari, a qualche persona amica…quanto bisogno di contatti umani! Si raccontavano, ed è proprio questo che a volte manca. Non siamo più capaci di raccontarci, abbiamo troppa fretta e non riusciamo a sentire i gemiti di chi soffre. Passiamo accanto alla gente e non ci accorgiamo di loro, dei loro bisogni. Devo dire che ho trovato tanta solidarietà attorno a me, ma ho scoperto anche tanta solitudine e disperazione. A volte è sufficiente una parola, un gesto, un sorriso e le persone possono guarire psicologicamente e uscire dal loro autismo. Ed è proprio questo che mi stimola ad andare avanti e continuare a lavorare per uomini e donne della città che non hanno ancora trovato spazio, cure, dignità, attenzione, giustizia e solidarietà”.
L’undici marzo 2008, circondata dall’affetto del fratello e degli amici, Lia muore, all’Ospedale Mauriziano, mentre risuonano nelle orecchie di tutti le parole che tante volte aveva pronunciato: “Non dobbiamo fare da spettatori ma chiederci cosa stiamo facendo concretamente per gli altri. Se il nostro fratello non ce la fa da solo a portare la croce noi abbiamo il dovere di aiutarlo. E’ ora di smetterla di essere spettatori. Occorre diventare protagonisti attraverso il nostro impegno concreto e quotidiano”.

 

La Bartolomeo & C. opera sul territorio torinese offrendo accoglienza alle persone senza dimora dal 1979.

Le attività e servizi svolti dall’associazione e dai suoi volontari sotto la guida della fondatrice Lia Varesio sono:

- Centro di ascolto presso la sede di via Camerana.

- Accoglienza notturna presso il dormitorio “Il Bivacco”.

- Convivenza guidata presso il “Campo Base”.

- Ricreazione pomeridiana presso il Centro Diurno.

- Attività di socializzazione (pranzi, cene, gite).

- Monitoraggio notturno dell’utenza sul territorio.

- Visite agli utenti in ospedale.

- Sensibilizzazione pubblica sul tema delle povertà estreme.

 

“Lia Varesio era un angelo, una santa del nostro tempo”

A cinque ani dalla scomparsa della fondatrice dell’associazione Bartolomeo & C, Don Mario Foradini annuncia in omelia: "Deve essere dichiarata beata."

Lia Varesio si è battuta per i diritti e la dignità di clochard, ex ricoverati in manicomio, tossicodipendenti, prostitute, transessuali, ex carcerati.

«Lia Varesio è una santa. Nel cuore della notte andava a cercare i barboni che rischiavano di morire di freddo. Non si risparmiava mai, il suo essere testimone vera della povertà faceva venire rimorsi: i santi sono quelli che ci fanno venire i rimorsi. E noi ci auguriamo che in questa chiesa presto si possa annunciare che è beata, che è in cielo». Nel quinto anniversario della morte della combattiva fondatrice dell’associazione Bartolomeo & C., l’omelia di don Mario Foradini è incominciata così. Nessun dubbio: la piccola donna di ferro che ha dedicato la vita, fino all’ultimo, a lottare perché «gli amici che fanno fatica», gli emarginati, gli ultimi tra gli ultimi, potessero avere dignità e diritti, «è stata una grazia per Torino, un esempio grande», ha detto il parroco di San Secondo.

La folla degli amici

La chiesa, ieri alla celebrazione delle 11,15, era affollata di parrocchiani l’avevano conosciuta, di volontari e amici della Bartolomeo & C., di persone che Lia Varesio coinvolgeva per aiutare chi arrivava col peso della sua «storia sbagliata» al piccolo ufficio della stazione di Porta Nuova, poi in quello all’attuale indirizzo di via Camerana 10. Le necessità della «sua» gente erano un posto in dormitorio, un ricovero in ospedale, un sussidio, la pensione da ottenere, la residenza da riavere, un biglietto del treno per tornare dove forse c’era ancora un parente, la ricerca dell’identità per una persona che «si era persa», un aiuto a chi usciva dal carcere. In chiesa, Marco Gremo, presidente della Bartolomeo, che Lia coinvolse giovanissimo, Paola, Elsa e tanti altri, c’è lo psichiatra Annibale Crosignani, l’assistente sociale Paolo Guglierminotti. E c’è don Giuseppe Tuninetti, incaricato diocesano per le Cause dei Santi, invitato da Gremo e da altri cittadini che sottoscrivono le parole che don Foradini ha usato.

Mobilitazione

È da oltre un anno, da quando amici ed estimatori dell’impegno di Lia Varesio si sono ritrovati alla presentazione del libro che le è stato dedicato - «Dalla parte degli ultimi», Edizioni Gruppo Abele - che è nata la mobilitazione: una sorta di «movimento» affinché si possa far riconoscere dalla Chiesa che la piccola donna di ferro, laica consacrata dell’Istituto secolare Santa Maria degli Angeli, ha i requisiti per essere riconosciuta santa. Quel giorno di gennaio a ricordarla si erano riuniti don Luigi Ciotti, il direttore della Caritas Pierluigi Dovis, l’ex sindaco Diego Novelli (che la volle in Comune per avviare l’Ufficio Senza fissa dimora) e poi medici, sacerdoti, volontari.

Come funziona l’iter

«Dopo cinque anni dalla morte - ha spiegato ieri al termine della messa don Tuninetti - è possibile introdurre la causa di beatificazione: qualsiasi persona può chiedere al vescovo di introdurre il cosiddetto “processo”. A quel punto si tratta di raccogliere testimonianze orali e scritte per verificare se ci sia la condizione di santità». L’esistenza della persona viene analizzata e ripercorsa per accertare se sia trascorsa secondo le virtù: fede, speranza, carità, prudenza, giustizia... «Bisogna sentire le persone che l’hanno conosciuta, occorre avere la garanzia della fama di santità diffusa. E la fama, per quanto ho sentito c’è. Lia Varesio è una persona vissuta per gli altri», ha commentato don Tuninetti, precisando che ieri era a San Secondo privatamente, senza impegni ufficiali. «Sono contento di aver potuto conoscerla meglio e di aver sentito tanto movimento intorno a lei. Sono anche curioso di leggere il libro. Per una causa - ha aggiunto -, che ha sempre tempi molto molto lunghi, bisogna però che ci siano punti di riferimento sicuri: in questo caso l’Istituto Santa Maria degli Angeli e la Bartolomeo & C. devono assicurare stabilità, al di là delle singole persone».

 

Avvocato di strada:

La sede di Avvocato di strada Torino è attiva dal maggio 2014 grazie alla collaborazione con l’Associazione Bartolomeo & C.

- Gli avvocati ricevono:

- Il secondo e il quarto giovedì del mese dalle 16 alle 18 presso la sede della Bartolomeo & C di via Camerana 10, Torino.

- Gli avvocati ricevono inoltre presso vari dormitori della città.

Coordinatore: Avv.Daniele Beneventi

Email: torino@avvocatodistrada.it

 

Fonti: bartolomeo.net - liavaresio.it - santiebeati.it - 1caffe.org - lastampa.it - avvocatodistrada.it

 

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