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25 dicembre 2015

È un personaggio fantastico, Piero Maria Corio, il clochard-filosofo-poeta laureato-professore, punto di riferimento di tutto il centro risorgimentale di Torino, piazza Carlo Alberto e via Cavour, via Mazzini e via Battisti.

Uomo con più vite alle spalle, elegante, può pure chiedere un contributo per la sua strana esistenza. Ma poi restituisce. Con i ricordi, e ora anche con un libro di liriche, «Avanguardia maschile», pubblicato dall’Associazione culturale Carta & Penna. Sono poesie ermetiche, rigorose, con un gusto particolare per il linguaggio, le assonanze, l’amore per la parola che offre storte sillabe. E secche. Ma la linfa di Corio è invece vitale e cerca nell’essenza il verbo. O forse il Verbo.

(Da La Stampa del 4/4/2013)

Lo si incontra abitualmente lungo le vie del centro città. Chiede la carità ma – come dire – lo fa con stile, con dignità. Non è un barbone come un altro, ma un vero e proprio personaggio. Con una storia da raccontare.

Piero Maria Corio, il professore, ha 59 anni, molti ricordi ed una creativa e fantasiosa capacità nell’intrecciare sapientemente le esperienze vissute con quei “sentito dire” che lo spingono a raccontare storie inedite che, al di la del vero, del bene e del male, comunque non mancano di affascinare.

Laureato in Lettere, Carlo Maria Corio è professore per davvero; ha insegnato, prima come supplente, poi come titolare di cattedra, ad Avigliana, Giaveno, Rivoli, Torino. Docente al Bodoni. Poi, dopo la morte di mamma Savina, qualcosa nella vita del professore è improvvisamente cambiata: «Già avevo perso mio padre, Michele – racconta Corio – , lavorava all’Enel ma la scomparsa di mia mamma per me è stato un colpo durissimo. L’ho vegliata fino alla fine». Il professore ha lasciato tutto ciò che aveva, divisa l’eredità con la sorella si è dedicato anima e corpo alla filosofia: «Ho cominciato a scrivere un libro, e sto continuando ancora adesso, “Appunti per una filosofia dell’Essere”. Una vera e propria “summa” che sarà finita solo quando esalerò l’ultimo respiro. Il mio filosofo di riferimento è Martin Heidegger. Appartengo alla corrente “esistenzialista”». La filosofia, si sa, è mal pagata e il professore tira su 15, 20 euro al giorno con l’elemosina: «Mi servono per mangiare, per le sigarette. Dormo in una pensione grazie ad un contributo pubblico».

In passato Piero Maria Corio è stato male, ha sofferto e, solo ora, cerca di ricostruirsi un’esistenza. Un po’ si diverte, ma lo dice con serietà: «Ho avuto parenti importanti, ho conosciuto persone famose» e di tutti costoro, da Marinetti a Massimo Campigli, Umberto Romagnoli, riferisce aneddoti, retroscena delle loro vite. Quelle, almeno, che lui si immagina. Così il Nobel per la poesia Salvatore Quasimodo, dice il professore, «possedeva una barberia a Crescentino, lui ha cominciato così. Poi si è fatto sedurre dalla poetica». Invece il teorico del futurismo Filippo Tommaso Marinetti, racconta Corio che afferma d’essere un suo lontano parente, «aveva acquistato un vecchio cascinale a Casalborgone e lì riuniva pittori, artisti di strada e poeti. Quella casa era una vera e propria fucina di cultura e arte. E poi si dilettava a cucinare. La sua specialità erano le torte, io ero ragazzino e me lo ricordo bene. Altri tempi, forse davvero un’altra realtà – chiosa sornione e divertito il professore – oggi Torino è un’altra città e questo in cui viviamo un altro mondo per davvero».

Fonte: larosainpiu.wordpress.com

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