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Nel cosiddetto "primo mondo", del quale pare che faccia parte anche l'Italia, è difficile che qualcuno muoia "solo" di fame, ossia che non si alimenti a sufficienza contro la sua volontà, ma il rischio c'è.

Questo anche se molte patologie che affliggono una gran parte della popolazione dei Paesi ricchi ha origine da un'eccessiva alimentazione. Eppure... i poveri ci sono ancora oggi, spesso a pochi metri dalle persone "benestanti" in senso spaziale, ma molto lontane dal punto di vista sociale, economico, affettivo, esistenziale, culturale, etc. Si dice che, nei citati Paesi ricchi, la vera fame sia sappresentata dalla solitudine, dalle dipendenze, dalla vecchiaia disprezzata, dalla mancanza di amore in generale... Tutto ciò è vero, ma esiste ancora la fame di cibo, la stessa che prova ogni essere vivente del pianeta Terra. Qui di seguito potete leggere delle informazioni utili su come saziare la fame di cibo a Torino, se non potete acquistare direttamente gli alimenti. Tenete presente che tutte queste buone realtà dedite all'aiuto sono spesso in via di cambiamento, per cui accertatevi che siano ancora attive, prima di affidarvi ad esse.

 

Mense pubbliche della città di Torino

Mensa del Povero
Via Guinicelli 4
10132 Torino
Tel. 011/8989402

 

Mensa "La Ragnatela"
c/o Centro Faà di Bruno
Via Vignale 4
10132 Torino
Tel. 011/8196025

 

Casa Accoglienza Cottolengo
Via Andreis 26
10152 Torino
Tel. 011/5225655
Orario: feriale dalle ore 10.30 alle ore 12.30
(non si espleta il servizio alla sera)

 

Esercito della Salvezza - Corpo di Torino
Via Principe Tommaso 8/c
10125 Torino
Tel. 011/2767584
Il servizio mensa è attivo solamente durante il periodo invernale (novembre - marzo), dalle 17.00 alle 18.00.

 

Gruppi di Volontariato Vincenziano
Via Saccarelli 2/i
10144 Torino
Tel. 011/480433
Servizio mensa nei giorni festivi

 

Mensa Convento S. Antonio da Padova
Via S. Antonio da Padova 7
10121 Torino
Tel. 011/5621917 - 011/545493
Orario: dal lunedì al sabato ore 11.00

 

Parrocchia Sacro Cuore di Gesù
Via Brugnone 3
10126 Torino
Tel. 011/6687827
Orario: feriale dalle ore 11.30 alle ore 12.45

 

Mensa del Povero Parrocchia Sant'Alfonso
Via Netro 5
10143 Torino
Tel. 011/7496457
Orario: dal lunedì al venerdì dalle ore 11.30 alle ore 12.30

 

Casa Santa Luisa, Servizi Vincenziani per Persone senza dimora
Via Nizza 24
10125 Torino
Tel. 011/5780824
Colazione: ore 7.30 - 8.30

 

Mensa dei Poveri di Via Belfiore 12 - Torino
Distribuzione pasti freddi: domenica e festivi - mattina - tutto l'anno
Distribuzione pacchi famiglia: mercoledì pomeriggio dalle ore 14,00 alle ore 16,00

 

 

Il nostro Arcivescovo, Mons. Cesare Nosiglia, alla "mensa dei poveri" del Cenacolo Eucaristico della Trasfigurazione

Due grandi locali al pian terreno di via Belfiore 12 in Torino, dove tutte le domeniche e i giorni festivi dell'anno è garantito un pasto confezionato in sacchetti da asporto a chiunque sia nella necessità.

Ma non si tratta di ricevere solo un sacchetto con panini, pizza, yogurt, dolce, frutta e acqua: c'è molto di più di quelle poche seppur importanti e necessarie cose per nutrirsi, c'è anche tutto l'amore e l’impegno del fondatore e animatore don Adriano Gennari e dei volontari del Cenacolo Eucaristico della Trasfigurazione – O.N.L.U.S. – Associazione di Volontariato.

C'è la consapevolezza che ciò che si fa al più piccolo dei nostri fratelli è un servizio che facciamo a Gesú presente nel povero: questo è quanto ha colto nella mensa di via Belfiore anche il nuovo Arcivescovo di Torino, Mons. Cesare Nosiglia, venuto in visita domenica 20 marzo, dopo aver celebrato la S. Messa con don Adriano e con don Piero Gallo nella vicina Parrocchia dei SS. Pietro e Paolo.

Il nostro Arcivescovo è stato accolto, in un’atmosfera di gioia, di entusiasmo e con grande affetto, dai volontari che, come di consueto, dalle ore 7 del mattino erano impegnati in questo prezioso servizio e dai poveri che erano lì presenti in quel momento ricco di gioia.

L’Arcivescovo Mons. Nosiglia, dimostrando grande sensibilità verso i bisognosi e i sofferenti, rivolgendosi ai volontari del Cenacolo Eucaristico della Trasfigurazione ha detto: "Nella città dei Santi sociali questa è una bella testimonianza di fede e di amore. Anzi, la vostra presenza è ancora più preziosa di altre perché voi siete qui a prestare volontariato di domenica il giorno che, quasi per tutti, è dedicato al riposo."

Le parole dell’Arcivescovo hanno anche il sapore di una benedizione quando afferma: “Il Signore vi restituirà tutto il bene che state donando: ricompenserà voi e le vostre famiglie. Quello che fate arricchisce le vostre vite perché più diamo agli altri e più siamo felici". Poi il suo pensiero va agli emarginati: "Non dobbiamo abbandonarli: certo, vale più un piccolo lavoro che una grande assistenza, ma per chi il lavoro non ce l’ha un appoggio concreto è molto prezioso."

L’Arcivescovo stringe le mani, accarezza le spalle dei poveri, sulle quali gravano pesi inimmaginabili, si china su di loro con uno sguardo penetrante e un sorriso accattivante. Il lavoro svolto dai volontari della mensa del Cenacolo Eucaristico della Trasfigurazione è importante perché nei giorni festivi quasi tutte le altre mense sono chiuse, non solo, ma anche perché Torino è una città in cui emergono più che altrove le nuove povertà, in cui la cosiddetta "forbice della disparità sociale" si allarga sempre di più.

I nostri amici che vengono a prendere il cibo la domenica e i giorni festivi sono in gran parte extracomunitari, ma ci sono anche italiani, e fra questi molti anziani: ecco le nuove povertà che avanzano. In proposito Mons. Nosiglia manifesta anche la sua preoccupazione per questo fenomeno che non dà segnali di arretramento "per l’aumento delle persone costrette a vivere in povertà a causa della finanza impazzita di un’economia che non mette al centro l’essere umano".

Poi esprime un invito: "Ciascuno di noi deve costruire dentro di sé un cammino di pace; attenzione, però, a non guardare troppo lontano. La realtà dei poveri è fatta dagli invisibili che possono vivere al nostro fianco: non trascurate, dunque, il vicino di casa". Questo è un appello che don Adriano, sacerdote cottolenghino, ha fatto suo ormai da diversi anni.

La mensa del Cenacolo è situata in una zona disagiata vicino alla stazione di Porta Nuova e quindi non è necessario andare troppo lontano per scoprire la povertà, come ha detto anche il nostro Arcivescovo Mons. Nosiglia.

Torino è sempre stata una città di accoglienza e attenzione al disagio sociale e vanta il maggior numero di "Santi sociali", come vengono chiamati: è su questo filone di impegno che don Adriano, con il suo Cenacolo Eucaristico della Trasfigurazione, ha inteso esprimere il lato concreto della fede nella carità attraverso la mensa di via Belfiore.

La solidarietà è il passaggio obbligato di chi si mette in cammino alla sequela di Cristo!

Ecco quindi mani che lavorano nel silenzio senza apparire: un lavoro capillare già a monte della domenica per ritirare tutto il pane che le panetterie e i forni ci offrono, oltre ad altri prodotti necessari che ci vengono donati da altri benefattori. Ma la realizzazione di questa importante opera è resa possibile soprattutto grazie ad altre persone caritatevoli e a tutti coloro che, sensibili al problema, con offerte in denaro o in natura, non lasciano mancare nulla nei “sacchetti della festa”: mediamente ne vengono distribuiti ben 600 ogni giorno con punte anche di 680.

In tutto questo vediamo l’intervento della Divina Provvidenza. 

La mensa apre alle h.8,30 e chiude alle h.12 di ogni giorno festivo e dispone di tavoli ai quali, coloro che non hanno una casa e sono senza fissa dimora, possono sedere, al caldo, e consumare il cibo e anche bere un caffè.

In questi locali, che sono stati messi a disposizione dalla Piccola Casa della Divina Provvidenza, vengono distribuiti, ogni mercoledì mattina, anche i "pacchi famiglia" che comprendono generi alimentari di prima necessità come pane, pasta, riso, pelati, formaggio, latte, yogurt, frutta, verdura ecc., consegnati a chi ne fa richiesta, previo colloquio con i responsabili per accertare l’effettiva necessità.

Ad impegnarsi nei vari turni di servizio, coordinati da referenti, sono circa un centinaio di volontari di tutte le età: dal giovane al pensionato, alle famiglie intere e questo rende l'idea di come il gruppo del Cenacolo Eucaristico della Trasfigurazione di don Adriano coinvolga con entusiasmo chiunque voglia rendersi partecipe dei progetti d'amore di Dio donando con gioia ciò che abbondantemente e gratuitamente si riceve dalla Divina Provvidenza.

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Mensa della Parrocchia del Sacro Cuore di Gesù
Via Brugnone 3 - Tel.: 011.6687827
Mezzi pubblici: 1-18-35-42.
Pranzo dal lunedì al sabato dalle 11.30 alle 12.45.
Chiuso da fine luglio a metà settembre

 

Mensa del Povero di Sant'Alfonso
Via Netro 5 - Tel.: 011.7496457
Mezzi pubblici: 9-13-16-36-71
Pranzo dal lunedì al venerdì dalle 10.30 alle 11.30
Chiuso da fine maggio a metà settembre

 

Mensa del Cottolengo
Via Andreis 26 - Tel.: 011.5225655
Mezzi pubblici: 3-4-10-11-14-18-51
Pranzo dal lunedì al sabato dalle 10.30 alle 12.30.
Aperta anche ad agosto.

 

Mensa di San'Antonio da Padova
Via Sant’Antonio da Padova 7 - Tel.: 011.5621917
Mezzi pubblici: 1-9-10-55
Pranzo dal lunedì al sabato dalle 10 alle 12
Apertura pomeridiana dalla ore 12,30 alle ore 16 nei pomeriggi infrasettimanali; la domenica dalle ore 14 alle ore 18

 

Mensa dei Servizi Vincenziani
Solo festiva
Via Saccarelli 2 - Tel.: 011.480433
Mezzi pubblici 1-13-36-38-49-59-71-72
Nei giorni festivi pranzo dalle 11 alle 12
L’accesso è consentito a chi si è munito di tessera, che viene rilasciata il giovedì dalle 9.00 alle 11.00. Chiuso ad agosto.
Pacco viveri: giovedì pomeriggio solo a tesserati, con segnalazione di operatori.

 

Mensa del Povero di Largo Tabacchi
Solo festiva
Via Guinicelli 4 - Tel.: 011.8989402
Mezzi pubblici:3-15-54-56-61-66-75-78
Orario di apertura: solo domenicale, alle 8.30 viene offerta la colazione e alle ore 11.00 il pranzo.
Chiuso ad agosto.

 

Asilo Notturno Umberto I
Via Ormea 119 - Tel.: 011.6963290
Orario di apertura: lunedì-sabato cena ore 18.00-19.00 Chiuso ad agosto.

 

Frati Cappuccini
Via Giardino 35 - Tel.: 011.6604414
Nei giorni feriali e domeniche, panini alle 17.

 

Cenacolo Eucaristico della Trasfigurazione
Don Adriano – Fausto Gennari: cell. 335.5950235
Via Belfiore 12 - Torino
Distribuzione pasti freddi (borse viveri) Domenica e festivi tutto l’anno - Ore 8.00-12.00
Distribuzione pacchi famiglia: mercoledi pomeriggio tutto l’anno - Ore 13.00-16,00
Mensa preserale calda: orario di apertura: da lunedì a venerdì - Ore 17,30-19,30 - N° 120 posti (2 turni da 60) - Con tessera.
I servizi sono aperti anche nel mese di agosto.

 

Esercito della Salvezza
Via Principe Tommaso 8/c - 10125 TORINO - Tel. 0112767584 e 011669.828
Cena il giovedì sera 17.30 – 18.30 (dal 1 dicembre – al 31 marzo)
Pacchi viveri ultimo martedì del mese al mattino

 

Parrocchia San Giulio d'Orta
Corso Cadore 17/3
Colazione al sabato mattina 9-11.30

 

Parrocchia Santissimo Nome di Maria
Via Guido Reni 96/140
Don Benito Rugolini - Cell. 3474303037
Orario di apertura: Pranzo domenicale ore 12,00
Con prenotazione anticipata. N° 40 ospiti

 

Mensa del Cenacolo - Associazione Altrocanto
Grugliasco – Don Angelo
Via Latina 101 – 10095 Grugliasco (TO)
Pasto caldo a pranzo (è richiesta un'offerta indicativa di 1 euro)

 

Sermig
Colazione, sacchetto pranzo e cena per chi è accolto nei dormitori.

 

Gruppo Abele di via Pacini
Colazione e pranzo (femminile per ospiti del centro diurno).

 

San Luca
Cena per chi è accolto in dormitorio (è richiesta un'offerta indicativa di 1 euro)

 

Circolo NO.A’
Corso Regina Margherita 154
Mezzi pubblici: 4, 16, 3
Dal 30 novembre 2015 al 30 aprile 2016
Merenda e cena ( fino a 100 persone senza dimora, ospiti dei dormitori).

 

Spazio D'Angolo
Via Capriolo, 14/A - Cell. 335.1306188
Ristoro preserale per senzatetto segnalati dagli enti del Tavolo senza dimora della Caritas
N° 40 ospiti
Orario di apertura: tutto l'anno - Ore 17.00 – 18,30

 

Associazione AMMP
C/o Istituto Madre Mazzarello
Via Cumiana 14 - Cell. 338.2471262 – 346.7642188
Orario di apertura: Tutte le domeniche - Ore 9,30-14,30.
Ospita persone e famiglie in difficoltà dell’Unità Pastorale

 

 

È uno degli chef migliori al mondo. Massimo Bottura, 52 anni, chef modenese, è l’anima de l’Osteria Francescana di Modena, costantemente nei primi posti tra i ristoranti migliori al mondo. La sua ultima idea? Refettori per persone in difficoltà. In cucina chef stellati che creano piatti gourmet con il cibo di recupero della Caritas, quello invenduto dai supermercati cittadini. Quella di Torino è la seconda iniziativa. Il primo refettorio è stato realizzato a Milano quest’estate in occasione di Expo. Prossimo progetto sarà a New York.

Intervista:

«Ho iniziato sotto un tavolo da cucina. Era il mio rifugio da bambino. Sfuggivo ai miei fratelli. E lì, nascosto fra i piedi di mia nonna, mia madre e mia zia che tiravano la pasta per i tortellini, trovavo pace e serenità. Lì ho deciso cosa avrei fatto da grande, ma ancora non lo sapevo».

Immaginava sarebbe arrivato così lontano?

«Ho sempre lavorato per vivere il presente, cercando di spingermi sempre un passo più in là».

Cosa ha contato di più nella sua professione?

«Le mie tre grandi passioni: l’arte, la musica e la cucina. E il mio team che ogni giorno, in sala e cucina, cresce con me».

Com’è la sua giornata tipo?

«Passo ogni minuto possibile al ristorante. Curo i dettagli, dalla pulizia dello spogliatoio alla lucentezza degli argenti. Le mie giornate migliori sono interrotte da una partita a calcetto tra i vicoli di Modena».

Lei è promotore di una mensa per i poveri per Expo 2015. Come è nata l’idea?

«Ho voglia di restituire un po’ del mio successo, dimostrare che il nostro è un lavoro fatto del 90% di fatica. Così abbiamo pensato a una mensa per i poveri, dove quello che avanza, viene reinventato per loro».

Cosa consiglia ai giovani?

«Non entrate in alcun loop. Inventarsi un lavoro è difficile, bisogna avere il coraggio di reinventare se stessi. Nel nostro settore c’è sempre bisogno di personale di sala, che è la parte più importante di un ristorante. Insieme al duro lavoro. Nel nostro campo esiste la cucina fatta bene e quella fatta male».

 

Mense festive

MENSA FESTIVA S. VINCENZO Via Saccarelli 2 - giorni festivi tel 011480433 - 011484160 pasti caldi apertura dalle 11 alle 12

MENSA ASSOCIAZIONE LA RAGNATELA Corso Trieste 57 - Moncalieri - Solo la domenica, pasti caldi, apertura ore 11,00 - 11,30

CENTRO ANDREA Via Guinicelli 4 - Domeniche tel 0118989402 pasti caldi apertura dalle 8 alle 12 - Colazione 8.30-10 Pranzo 11-12.30

CONVENTO MONTE DEI CAPPUCCINI Via G. Giardino 35 tel. 0116604414 distribuzione panini dalle 17 alle 18

S. ANTONIO da Padova - Via S. Antonio da Padova 7 - Tel. 0115621917 – 011545493 fine settembre / fine giugno – Domenica 15-18

CENACOLO EUCARISTICO DELLA TRASFIGURAZIONE - via Belfiore 12 - Distribuzione sacchetti con panini, tutti i giorni festivi. Aperto anche nel mese di agosto.

 

Mense feriali

Parrocchia del Sacro Cuore di Gesù - Via Brugnone 3 - Tel. 0116687827 - Da metà settembre a fine luglio, esclusi i festivi - Orario dalle 11,30
12,30 – Pasti caldi. Chiedere tessera lunedì o giovedì ore 9,00 - 11,00

Sant’Alfonso - Via Netro 5 - Tel. 0117496457 - Da metà settembre a fine maggio - Orario 10,30-11,30 da lunedì a venerdì pasti caldi

Mensa del Cottolengo - Via Andreis 26 tel. 0115225655 - Tutto l’anno esclusi i festivi - Orario 11-12 pasti caldi

Sant’Antonio – Via S. Antonio da Padova 7 tel. 011/5621917 - Da fine settembre a fine giugno esclusi i festivi - Orario 11-12 – pasti caldi, chiedere tessera.

Casa Santa Luisa – Via Nizza 24 tel. 0115780824 e 0116505816 – Da lunedì a sabato orario 7.15-8.30, entrata con Tessera o Pass. Pacco giornaliero da ritirare allo Sportello di Accoglienza e pre-Ascolto.

Esercito della Salvezza – Via Principe Tommaso 8 - Tel. 0116699828 - Da dicembre a marzo il giovedì - Orario 17,30-18,30 pasti caldi. Negli altri periodi dell’anno distribuzione pacco viveri.

Convento Monte Dei Cappuccini - Via G. Giardino 35 - Tel. 0116604414 - Distribuzione panini dalle 17 alle 18

Asilo Notturno Umberto I – Via Ormea 119 tel. 0116963290 - 100 pasti serali - Chiuso in agosto

Mensa dei poveri "Cenacolo eucaristico della Trasfigurazione" - Via Belfiore 12, panini a pranzo la domenica tutto l’anno. Inoltre, distribuzione pomeridiana.

Opera sociale avventista - Via Rosta 3 - Tel. 011747569 - Da lunedì a venerdì 15-17

Via Spotorno 45 - Tel. 0116962744 - Da lunedì a venerdì 15 - 19 mercoledì 10 - 12 e 15 - 19

 

 

Dove mangiare può essere una delle necessità immediate a cui dover dare risposta a chi si trova in condizioni di vulnerabilità, disagio o a cui manca una rete sociale d'appoggio, nel momento in cui termina la propria detenzione.

Conoscere le realtà che possano offrire pasti caldi o freddi è uno delle prime azioni che possono realizzarsi per soddisfare il bisogno espresso.
A Torino e Moncalieri sono presenti una serie di mense benefiche che distribuiscono pasti caldi, freddi o al sacco, di cui si riportano i riferimenti nella presente scheda.

L’accesso alle mense è di norma consentito a chi è in possesso di tessera personale fornita da un’associazione o una parrocchia. Durante il periodo estivo alcune mense chiudono e occorre una tessera specifica per le mense estive.

Rispetto all'elenco fornito alle voci MENSE FERIALI e MENSE FESTIVE per ulteriori informazioni è possibile rivolgersi al:

Servizio Adulti in Difficoltà - Divisione Servizi Sociale Città di Torino

via Bruino 4 - 10138 Torino

Tel.: 011 4431510 (per informazioni: lunedì-venerdì 9,00-16,00) - Fax: 011 4431531

Orario sportello: martedì e venerdì 9.30-12.30 (solo per persone già prese in carico dai servizi sociali)

 

 

Torino: una nuova mensa serale ed un corso per volontari

Aprirà in primavera con l’auspicio che non sia un caso isolato, ma «un modello replicabile» anche dalle comunità parrocchiali e non sia solo un servizio, ma un luogo di relazione, di condivisione… Si tratta di una mensa serale, aperta 365 giorni all’anno che la Caritas diocesana torinese con una rete di collaborazioni sta per attivare in città confermando e potenziando, trasferendola in nuovi locali, l’esperienza «sperimentale» della «merenda sinoira» di corso Principe Oddone presso la D’Horo Housing.

Una nuova mensa, ma non solo: nell’attesa dell’inaugurazione la Caritas lancia a partire dal 10 febbraio anche un nuovo corso di formazione finalizzato proprio a quanti vogliano approfondire le caratteristiche del volontariato a sostegno di chi vive in condizioni di povertà, a quanti vorranno impegnarsi nella mensa serale, ma soprattutto vorranno dar vita ad analoghe iniziative di solidarietà nelle proprie parrocchie.

«Due anni fa, poco prima di Natale – spiega Pierluigi Dovis, direttore della Caritas diocesana – in un incontro tra l’Arcivescovo e le persone senza dimora, venne espresso il desiderio di un luogo di refezione aperto nel tardo pomeriggio. A fronte di 13 mense nel solo territorio della città aperte nell’ora del pranzo, la sera a Torino c’è solo qualche distribuzione di sacchetti di cibo e la notte, soprattutto nei mesi invernali diventa ancora più pesante. Così a distanza di un anno da quell’appello abbiamo avviato un esperimento di ‘merenda sinoira’ nella D’Horo Housing che offre ogni sera una ventina di pasti con il contributo di una 40 di volontari che si alternano. Ora dopo un anno di prova, la sperimentazione della ‘merenda’ di corso Oddone, si chiuderà per dare vita alla nuova mensa serale, in locali più spaziosi, aperta anche nei festivi, 365 giorni l’anno per garantire la cena a una quarantina di persone».

Un servizio unico, ma che nello spirito Caritas intende essere uno stimolo, un messaggio di «animazione» alla carità per tutto il territorio diocesano e quindi anche per i centri più piccoli (come già avviene a Rivoli, Bra e Grugliasco) dove la difficoltà a reperire i pasti inizia a farsi sentire, nella speranza che alcune comunità parrocchiali possano replicare l’iniziativa.

Ecco dunque che dal 10 febbraio alle 20.45 prende il via un ciclo 3 incontri (seguono il 17 febbraio e il 24 febbraio, tutti presso la sede del Gruppo Arco di via Capriolo 18), durante i quali sarà presentata il nuovo servizio serale, finalizzati a «promuovere l’identità del volontariato caritativo, a favorire una riflessione condivisa di esperienze e strumenti di animazione, ad arricchire le esperienze attraverso il confronto con esperti».

Interverranno: Ivan Andreis, padre Gerry Armani, suor Claudia Calci e Giovanni Catanzaro. Incontri di riflessione e formazione perché anche il servizio in una mensa non sia una semplice distribuzione di cibo e non sia un ambito pastorale disgiunto dalla vita della comunità, ma ogni iniziativa caritativa sia messa in relazione con tutte le altre attività parrocchiali.

 

I dati raccolti dagli operatori dei centri di ascolto e dei servizi di Caritas Ambrosiana di Milano non lasciano dubbi: una fascia crescente della popolazione italiana non ha più prospettive per il futuro, e abbandona ogni speranza. A fornire l’ennesimo, duro ritratto della crisi è il Rapporto sulle povertà nella diocesi di Milano, che descrive la condizione dei tanti uomini e donne di mezza età che hanno perso il lavoro e non riescono a trovarne un altro, uno qualunque. Nei centri di ascolto del capoluogo lombardo, gli utenti che si rivolgono agli sportelli per il lavoro sono in costante aumento, e la rassegnazione dilaga. Dal 2008 al 2012 sono aumentati del 31,4% coloro che domandano pacchi di viveri e piccoli aiuti materiali. Nel corso del 2012 gli italiani che si sono rivolti ai centri in cerca di cibo sono il 37%, percentuale pressoché identica a quella degli stranieri. Ormai le mense per i senza fissa dimora e i dormitori sono pieni di italiani. Hanno più di 40 anni, hanno perso il lavoro e ammettono di trovarsi in uno stato di necessità. Spesso l’indigenza riguarda intere famiglie, e si incontrano padri divorziati che alla mensa dei poveri ci portano anche i figli. Qualcuno se la prende con la politica: “Letta dovrebbe venire qui a vedere come vive un uomo troppo vecchio per un colloquio di lavoro e troppo giovane per andare in pensione”.

 

Dacci oggi... il pane quotidiano

Una mensa per i poveri in una grande città. Una come tante. Uomini che si affrettano a consumare un pasto caldo. Il disagio di chiedere di che sfamarsi. Lingue, molteplci e diverse. Ma anche dialetti nostrani. E volontari, che fanno in quattro per degli sconosciuti. Pennellate di povertà e solidarietà.

Via Cibrario a Torino è il confine tra i ricchi e i poveri, tra i bianchi e gli stranieri in genere. Forse nessun'altra via torinese ha questo ruolo di cerniera, oppure, dipende dai punti di vista, di barriera. A Nord Cit Turin, quartiere liberty molto elegante, abitato dalla buona borghesia sabauda. A Sud la vecchia classe operaia giunta dal meridione durante gli anni del boom economico, e gli immigrati arrivati negli ultimi anni. In via Cibrario la domenica mattina, davanti ad una casa di accoglienza vincenziana (San Vincenzo), si allunga una coda di uomini e donne che devono risolvere il problema del pranzo. Hanno fame? Probabilmente solo alcuni delle circa duecento quaranta persone che si ammassano sentono l'impellenza di riempire lo stomaco.

Paolo Miglietta, presidente della mensa festiva vincenziana, racconta questa piccola fetta di poveri della città: "Il povero di Torino, sia esso italiano o straniero, non ha in genere problemi di fame. La città, con i suoi servizi di assistenza sociale laica e religiosa, offre una quantità di cibo molto superiore alla domanda, che comunque è in forte aumento. Paradossalmente la possibilità di usufruire di pasti spesso ipercalorici ha portato al paradosso dello sviluppo di patologie in chi usufruisce quotidianamente delle mense. In questo momento esistono tavoli di lavoro che studiano la creazione di diete bilanciate per evitare l'insorgenza o l'aggravamento di malattie come, ad esempio, il diabete, piuttosto diffuso." La mensa vincenziana di via Cibrario è capeggiata da suor Angela, figura totemica che un po' tutti i volontari raccontano nei loro discorsi, e la domenica mattina assomiglia ad un caos ordinato. I tre saloni rimbombano di lingue che raccontano provenienze distanti. C'è il piemontese dei vecchi autoctoni che ormai sono di casa, l'italiano, molto rumeno, un po' di arabo. Anche se questi ultimi sono più silenziosi degli altri. Si passa velocemente tra i tavoli per un saluto perchè i poveri che mangiano alla "mensa dei poveri" raccontano già di per sé tutto, senza aggiungere parole.

Domenica quattro settembre c'è una gran ressa. Forse perchè il gruppo di volontari può vantarsi di essere formato da circa venti persone con storie molto diverse: pare che sia una caratteristica di questa mensa vincenziana. La più giovane è una studentessa del "durissimo" liceo classico Cavour. In mano ha il vassoio del caffè e alla domanda: "Perchè sei qua, mentre il novanta per cento dei tuoi coetanei è al centro commerciale?" risponde: "È bello fare qualcosa per queste persone che sono in difficoltà. Mi fa stare bene." E poi si sale con gli anni. Non solo anzianità anagrafica, ma anche di servizio: si arriva fino ai venticinque anni di volontariato. Tutti fanno un po' tutto, anche se esistono le specializzazioni.

Gli ospiti hanno appena finito di mangiare e apprezzare un ottimo risotto, specialità preparata solo da questo gruppo di volontari. Tra chi lava piatti, spazza il pavimento, serve a tavola, chiacchiera con i commensali, cucina, condisce il risotto dentro pentoloni visti solo in caserma, prepara il caffè, apparecchia e sparecchia. C'è di tutto. Chi giunge dal Rotary Club e chi dalla contestazione politica degli anni Settanta, chi è religioso e chi la messa la frequenta saltuariamente. Una volta ogni quattro settimane i gruppi di volontari dedicano circa sei ore della loro domenica ai poveri, dalle dieci del mattino fino alle quattro del pomeriggio. E dato che è una mensa festiva un po' tutti i volontari hanno lavorato a Natale, capodanno o in altre ricorrenze. Racconta Giulia: "C'è una gran confusione durante queste feste e alla fine della notte la stanchezza e tanta. Ma è bellissimo, c'è una gran voglia di far festa qua dietro i fornelli e di là nei saloni."

Mentre i volontari lavorano tanto da sembrare un combattivo plotone di formiche rosse, nei tre saloni gli ospiti consumano rumorosamente il pasto scambiando quattro chiacchiere. Sono seduti molto vicini gli uni agli altri, e, come da cliché, alcuni di essi non si liberano dell'armamentario che si portano sempre con sé neanche quando mangiano.

Nuovi poveri

Ancora Paolo Miglietta racconta: "Un aspetto che anche dopo molti anni di volontariato con questi uomini e donne mi sorprende sempre è la loro fretta perenne. Pur avendo una giornata ricca di tempo libero sono sempre di corsa: devono entrare velocemente, sedersi velocemente, mangiare velocemente, andarsene velocemente. Come è ovvio, questo racconta il disagio che prova anche chi ormai è diventato un membro della famiglia, chiedere del cibo per sfamarsi."

Chi è seduto ai tavoli e mangia primo, secondo, contorno e frutta non rappresenta l'unica tipologia di utente della mensa festiva vincenziana. Costoro sono circa centoquaranta ed in tasca hanno una tessera rilasciata dai servizi sociali della Città di Torino, che certifica il loro stato di grave disagio e dà loro diritto ad entrare nella struttura e sedersi. Per chi invece rifiuta di passare attraverso i servizi sociali, altro momento problematico a livello psicologico soprattutto per i cosiddetti "nuovi poveri", esiste un servizio che distribuisce circa centoquaranta pranzi al sacco: panini, acqua o succo, un frutto.

La linea "interna" opera da circa quindici anni e chi ne usufruisce è un gruppo variegato: barboni italiani e lavoratori stranieri. Uomini che pur avendo un lavoro, non riescono a coprire i loro fabbisogni primari. Magari pagano l'affitto, in condivisione, ma i soldi per il cibo scarseggiano. Molti anche gli anziani, spesso soli. Idem per chi ha avuto problemi con la giustizia e, uscito dal carcere, non sa dove andare a sbattere la testa.

Il gruppo che usufruisce del pranzo da asporto invece è composto prevalentemente da ragazzi con problemi di dipendenza da sostanze, siano esse droghe o alcolici, e molte donne, mandate avanti dagli uomini che non hanno il coraggio di andare alla mensa dei poveri in prima persona. Il ricambio in questo gruppo, circa centocinquanta persone ogni domenica, è molto rapido. Assenti ad entrambe le distribuzioni, le famiglie, ma non perchè il problema non esista. Per loro è previsto un apposito pacco che viene portato dai volontari direttamente a casa.

Fame in aumento

Racconta Paolo Miglietta che la richiesta di cibo è in vigoroso aumento: "Se devo dare una data di inizio di questa tendenza è la primavera del 2011. Un incremento massiccio, composto per la maggior parte da lavoratori stranieri ma anche da tantissimi italiani che hanno esaurito ogni tipo di ammortizzatore sociale, compresa le rete famigliare." E questa di per sè è una novità in Italia. Lo Stato, per risparmiare, taglia i servizi sociali e delega alla famiglia. Questa, in balia della crisi e priva anch'essa di un supporto accettabile, non riesce più a sostenere gli anelli più deboli che la compongono. Il volontariato rappresenta così l'ultimo approdo per chi ha bisogno di aiuto in questa Italia sempre più sgangherata. Per questa ragione la distribuzione di tessere è stata interrotta dato che non esiste più lo spazio fisico dove far sedere gli ospiti.

Alle due del pomeriggio di una uggiosa domenica di settembre chi aveva fame esce dalla mensa vincenziana e torna da dove era giunto. Le sale sembrano colpite da un violento terremoto. Le formichine passano all'attacco e rimettono tutto in ordine. Fuori capannelli di uomini e donne si fermano per le ultime chiacchiere e commenti.

Rapporto Caritas-Zancan sulla povertà

Circa un quarto degli italiani è in caduta libera verso la povertà. Mentre il 13,8% è già classficato povero. Il nuovo rapporto Caritas - Fondazione Zancan sulla povertà in Italia è stato presentato a Roma il 17 ottobre scorso, giornata mondiale di lotta contro la povertà. "Il titolo - Poveri di diritti - è fortemente evocativo", scrivono i curatori. "Un titolo che nasce da una semplice, ma scontata considerazione: alle persone che vivono in condizioni di povertà si pensa solo in termini di insufficienti risorse economiche, ignorando che esiste tutta una serie di altre privazioni che peggiorano lo stato di precarietà e ne impediscono il superamento. Il diritto alla casa, al lavoro, alla famiglia, all'alimentazione, alla salute, all'educazione, alla giustizia - pur tutelati dalla Costituzione italiana - sono i primi a essere messi in discussione e negati."

E i risultati del rapporto lo dimostrano. I poveri nel nostro paese sono in aumento: nel 2010 8 milioni e 272 mila persone, ovvero il 13,8% della popolazione contro i 7,810 milioni dell'anno precedente. Ma ancor più eclatante è che le "persone impoverite", in caduta verso condizioni sempre peggiori, sono il 25% degli italiani. Rispetto al panorama europeo siamo i peggiori: è a rischio povertà o esclusione sociale il 24,7 % degli italiani, contro il 21,2% dell'area Euro e il 23,1% dei paesi dell'Ue.

L'occupazione è diminuita in un anno di 153mila unità, mentre la disoccupazione di lungo periodo è in aumento.

Il primo dei diritti negati è quello alla famiglia: "la povertà" colpisce con particolare violenza le famiglie numerose, con più di due figli. Senza un adeguato sostegno, le famiglie non saranno incentivate a fare figli e le ripercussioni a livello demografico saranno pesanti. In questo senso l'ottusità dell'attuale governo è palese: il Fondo per le politiche della famglia è stato decrementato da 185,3 milioni nel 2010 ai 31,4 milioni previstri nel 2013. In contro tendenza con i diversi altri governi europei.

Diritto al lavoro: in Italia sono il 56,9% i cittadini tra 15 e 64 anni con lavoro regolarmente retribuito. Una percentuale tra le più basse dell'Occidente. Parlando poi di giovani si scopre che l'occupazione è scesa dell'8% nel 2009 e del 5,3% nel 2010 con un tasso di disoccupazione che ha toccato il 27,8%. Mentre solo il 47% delle donne ha un lavoro (60% in Francia) e guadagna il 16,8% in meno di un uomo di pari livello.

Ma il rapporto punta anche il dito sui "soldi spesi male". I dati evidenziano che gli enti locali continuano a investire tante risorse assistenzialistiche nel contrasto della povertà, ma con scarsi risultati. C'è una prevalenza della logica di emergenza, per la quale si preferisce erogare contributi piuttosto che attivare servizi. Ma, sottolineano i curatori: "Questo modo di rispondere alla povertà non incentiva l'uscita dal disagio ma, anzi, rischia di rendere cronico il problema."

La maggior parte della spesa pro capite per combattere la povertà è riservata a contribuiti economici una tantum a integrazione del reddito familiare.
Nel rapporto viene chiesto un "cambiamento di rotta": "La prima strada da percorrere è quella di incrementare il rendimento della spesa sociale. La seconda è di recuperare i crediti di solidarietà destinandoli in via prioritaria a occupazione di welfare a servizio dei poveri." Ovvero creare servizi per i poveri dando lavoro ad altri potenzialmente poveri. Si ipotizzano alcune centinaia di migliaia di impieghi.

Il divario resta elevato tra le regioni italiane, quelle che spendono di più (Nord) investono fino a 9 volte di quelle che spendono di meno (Sud).
Molto interessanti sono i dati provenienti dai 195 centri di ascolto Caritas. Il numero complessivo delle persone ascoltate è aumentato, negli ultimi 4 anni, di quasi il 20%. Aumentano gli italiani che si rivolgono ai centri di ascolto, con particolare incidenza al Sud, mentre la presenza di "nuovi poveri" è cresciuta del 13,8% in 4 anni.

Da questi dati di "terreno" si deduce che: "Il raggio di azione della povertà economica si sta progressivamente allargando, e coinvolge un numero di persone e famiglie tradizionalmente estranee al fenomeno." Gli operatori della Caritas notano che "La crisi ha prodotto un notevole incremento di fenomeni di sottoccupazione e lavoro nero, aggravando una serie di aspetti negativi della flessibilità del lavoro."

Anche l'emergenza abitativa, contrapposta al diritto alla casa, è in aumento. Un problema aggravato dalla scarsità di risposte di governo e amministrazioni locali. I problemi abitativi sono aumentati del 23,6% negli ultimi 4 anni.

Molti più giovani si rivolgono oggi ai centri di ascolto Caritas, mentre una nuova povertà tra gli immigrati, anche di lunga data, si è fatta strada. In particolare i nuclei famigliari che si erano ricongiunti e che ora non riescono a soddisfare le spese in forte aumento, devono ripensare al loro progetto migratorio.

Le risposte ecclesiali a questa devastante tendenza sono molteplici. Da quelle più tradizionali come le mense dei poveri (a gennaio 2010 si sono contate 449 mense socio-assitenziali) agli strumenti più moderni, come microcredito per famiglie e imprese, botteghe solidali, carte magnetiche di spesa, progetti di "consulenza per la casa", ai fondi diocesani di emergenza. Le nuove iniziative, nell'ultimo anno, sono aumentate del 39,6%.

Dal 2008 al 2010 le mense cittadine hanno aumentato gli assistiti in misura costante, con un preoccupante incremento ogni mese del 30%, secondo i dati forniti dal Banco Alimentare dei Piemonte. La più grande di tutte, il Cottolengo, ha iniziato da pochi mesi a fornire un servizio che prima non era necessario: il pacco viveri da portare Il casa, "Lo chiedono giovani famiglie di stranieri, ma anche gli italiani, con figli a carico. All`inizio provano vergogna a venire, eppure non possono fare altrimenti, non arrivano a fine settimana”. Una situazione condivisa anche dagli altri centri di beneficienza che tra giugno e luglio chiuderanno fino a settembre. Ad agosto sarà aperto solo il Cottolengo, che già adesso, con 400 coperti che vanno esauriti quasi ogni giorno, teme di dover tirar la cinghia al di sopra delle proprio possibilità.

Alla porta della mensa del Cottolengo Nicola D. T, e Giuseppe L. arrivano da soli. Non si conoscono. Eppure si ritrovano ogni giorno, da molti mesi a questa parte, seduti alla stessa tavola, a portare il peso di storie simili. Hanno 40 anni. Entrambi separati e senza lavoro. Ma fino a qualche anno fa il lavoro l’avevano, Nicola era stalliere a San Mauro e alla Mandria, Giuseppe autista per una cooperativa. Contratti a tempo determinato che non potevano essere rinnovati in eterno,.E così, di anno in anno, il precariato per loro ha significato l’ossessione quotidiana, Prima non sbarcare il lunario, pagare affitti e bollette, poi non sapere neanche più dove andare a dormire. "È questa l’Italia?", dice Giuseppe, in un vivo accento agrigentino. E Nicola: "Non sono pazzo, non sono malato, cerco solo di ricostruirmi una vita, ma alla mia età chi mi prende più?". Le loro storie purtroppo non sono uniche. "All'inizio provano vergogna a venire, eppure non possono fare altrimenti, non arrivano a fine settimana", spiega Fratel Stefano Groppetti, responsabile della Casa Accoglienza di via Andreis 26. "Gli diamo pane, pasta, olio, scatolame, biscotti, un pacco completo. Fino a cinque mesi fa capitava di rado: magari si presentavano una volta, poi non più per 7 mesi. Ora li vediamo tornare con assiduità."

Una situazione condivisa anche dagli altri centri di beneficenza, a cui il Banco Alimentare destina ogni anno 294 tonnellate di cibo di prima necessità. Mentre nei mesi invernali l’aumento di nuovi poveri pesa per lo più sui dormitori e sulle strutture di accoglienza al chiuso, d’estate sono le mense il termometro dell'indigenza. Solo tra giugno e luglio però, molte chiuderanno infatti poi fino a settembre. Ad agosto sarà aperto solo il Cottolengo, che già adesso, con 400 coperti che vanno esauriti quasi ogni giorno, teme di dover tirar la cinghia. Agli abituali frequentatori infatti, dalla scorsa settimana, si sono aggiunti anche i profughi di via Asti.

Alla Mensa Convento Sant’Antonio da Padova, nell'omonima via al civico 7, che serrerà temporaneamente i battenti a fine giugno (con distribuzione di panini fino al 15 luglio), "la spesa per le famiglie è addirittura raddoppiata", dice il responsabile Alessandro Caramelli.

Mentre il maggiore Daniele Paone del"Esercito della Salvezza di via Principe Tommaso 8/c racconta come siano "le donne marocchine ad essere spedite a fare rifornimenti per la famiglia, mentre per gli italiani sono quasi sempre gli uomini", a Moncalieri, alla mensa Antida, che ha a suo carico anche nomadi e zingari della zona, il problema dell'assistenza non è più solo alimentare. "Ci chiedono di pagargli i ticket sanitari, qualche volta anche le bollette domestiche. Non abbiamo abbastanza soldi per aiutare i cassintegrati", spiega il direttore Italo Gazzola. Tra i carichi economici emergenti delle famiglie si aggiunge, in qualche caso, anche il mutuo da pagare, come dice Nicoletta Lilliu, assistente sociale al Cottolengo. "Passano da me casi di coppie di estrazione un tempo 'media'. Magari lavoricchiavano part-time in due e oggi, perso il lavoro, rischiano anche di perdere la casa."

 

Bussano alla loro porta i poveri che non possono permettersi un pasto caldo. Sono i frati minori della fraternità Sant'Antonio a Torino, tendono sempre la mano e rispondono presenti. Così da anni la loro mensa è diventata un punto di riferimento per la comunità.

100 PERSONE AL GIORNO

La mensa accoglie ogni giorno 100 persone per il pranzo (ingresso ore 11.15); uomini e donne di varia età e nazionalità. «Il clima è familiare e molti frequentatori sono affezionati da anni a questo luogo che non è solo una distribuzione di pasti gratuiti, ma anche un’occasione di spezzare la solitudine e ricevere un sorriso», scrivono i frati.

60 VOLONTARI

A gestire il lavoro è Alessandro Caramelli, coadiuvato da circa 60 volontari che si alternano in gruppi divisi per ciascun giorno della settimana. Oltre al pranzo servito nella sala della mensa, vengono dati dei sacchetti con un pasto completo da asporto a un numero di persone che varia tra 80 e 150, ogni giorno, anche questi preparati il mattino stesso dai volontari.

IL PACCO DEL GIOVEDÌ

«Facendo due conti si tratta di circa 47.000 pasti all’anno che vengono distribuiti a chiunque bussi alla nostra porta». Ogni giovedì pomeriggio poi, viene distribuito un pacco di alimentari alle famiglie bisognose, in gran parte nigeriane o marocchine. Il rifornimento di cibo è assicurato in buona parte dal Banco alimentare di Torino, dalla Ipercoop e da donatori privati che ci aiutano con generi alimentari o con offerte in denaro.

LA REGIA DEGLI 8 FRATI

Nel convento di Sant'Antonio di Padova a Torino le "menti" di questa ormai storica attività sono 8 Frati minori, che vivono secondo la Regola di San Francesco d’Assisi. I simpatici frati si presentano un po' come una squadra di calcio. I più anziani sono Fra’ Marco, «88 anni e non sentirli, originario di Luino e ambasciatore di pace in tutto il mondo nei suoi numerosi viaggi ed esperienze missionarie. Confessore attento e fedele», e Fra’ Benedetto, 71 anni, «originario di Sommariva Perno, cuneese verace e sacrista inappuntabile del santuario».

UNA SQUADRA AFFIATATA

Poi le "giovani leve". Fra’ Maggiorino, «48 anni, originario di Cerano, terra di Santi, è Ministro Provinciale dei frati minori del Piemonte». Fra’ Pietro, «47 anni, originario di Monza, è responsabile della fraternità, in gergo francescano si dice “Guardiano”, assiste la locale fraternità dei Francescani secolari (Ofs)». Fra’ Riccardo, «45 anni, originario di Biella, è economo del convento e Assistente regionale Ofs, partecipa alle missioni al popolo in tutto il nord Italia».

ACCANTO AI GIOVANI

Infine i tre anagraficamente "novelli": Fra’ Francesco, «40 anni, originario di Fiume Veneto (PN), segue particolarmente la pastorale giovanile e si occupa di un programma di etica nelle scuole superiori del Piemonte e Valle d’Aosta». Fra’ Davide, «40 anni, originario di Torino, accompagna la Gioventù francescana (Gi.Fra), il gruppo dei volontari della domenica e propone periodi di eremo o itineranza in povertà e letizia». Fra’ Simone, «36 anni, originario di Rezzato (BS), dedicato alla pastorale giovanile e apprezzato cantore nelle liturgie del santuario; è quello che ci risolve i problemi coi computer».

 

Aperta la prima mensa serale di Torino, luogo che, secondo le intenzioni dei promotori, vuole diventare «momento d’aggregazione e di scambio, in cui sviluppare pratiche di auto sostenibilità e valorizzare le reti sociali»

Soggetti diversi, che a vario titolo lavorano con le persone senza dimora, avviano una collaborazione per creare un servizio ancora inesistente in città (una mensa serale sempre aperta), attorno al quale sviluppare una “palestra” di volontariato per formare soprattutto i giovani alla solidarietà, lavorando su tematiche quali il diritto al cibo e alla casa. Su queste basi è stato inaugurato nel maggio scorso a Torino lo "Spazio d’angolo" che, secondo le intenzioni dei promotori, vuole diventare «un luogo d’aggregazione e di scambio, in cui sviluppare pratiche di autosostenibilità e valorizzare le reti sociali territoriali, progettando insieme e contribuendo all’idea di 'quartiere come risorsa'».

Dato che un simile obiettivo deve poggiare su basi concrete, si è scelto di partire da un’esigenza reale espressa dalle persone senza dimora che vivono in città: si offre così un ristoro preserale (dalle 17 alle 19) tutti i giorni dell’anno, grazie al contributo di una cinquantina di volontari, provenienti da diverse realtà, che si alternano durante la settimana. Le persone che possono usufruire del servizio, attualmente 20-30 ma dal prossimo settembre s’intende portarle a 40, sono individuate ed inviate dal Tavolo diocesano per senza dimora coordinato da Caritas, che in collaborazione con la cooperativa sociale Gruppo Arco ha realizzato nei mesi scorsi alcuni incontri formativi per approfondire e riflettere con i volontari sul senso del servizio e della relazione con le persone in difficoltà e per condividere dati ed esperienze del territorio piemontese.

La nascita del progetto va fatta risalire a un incontro tra l’Arcivescovo Cesare Nosiglia e le persone senza dimora in occasione del Natale 2012, quando venne portata all’attenzione la scarsità di luoghi di refezione che operassero in orari serali. L’Arcivescovo accolse l’invito dando mandato alla Caritas Diocesana, in accordo con il Tavolo diocesano per senza dimora che raduna i principali soggetti cittadini impegnati sul tema, di trovare una soluzione.

Nacque così nel 2013 la "merenda cinoira" (dall’espressione piemontese che identifica una merenda sostanziosa sostitutiva della cena), ristoro preserale caratterizzato dalla “qualità del servire” (molto apprezzata dagli ospiti) aperto nei giorni feriali per una trentina di persone. Nel 2014, poi, la comunità dei Fratelli delle Scuole Cristiane ha avanzato a Caritas la proposta di espandere l’iniziativa, mettendo a disposizione un locale (in via Capriolo 14b) per dare maggiore espansione all’iniziativa. Si è così costituito un gruppo di progetto in merito alle questioni di ristrutturazione, costituito da Fratelli delle Scuole Cristiane, cooperativa sociale Gruppo Arco (che da tempo gestisce azioni di reinserimento per persone in difficoltà proprio in locali attigui a quelli di “Spazio d’angolo”), Associazione Maria Madre della Provvidenza (attiva nel reperimento cibo e nella gestione di una mensa festiva) e Caritas Diocesana. La ristrutturazione dei locali, finanziata con il contributo della Fondazione CRT e della Compagnia di San Paolo, è iniziata nell’ottobre 2014 e il servizio è stato avviato alla fine di marzo di quest’anno.

Non solo una mensa

Con l’apertura di questo servizio si vuole anche creare un’opportunità di sperimentazione per i volontari, che possono poi condividere e realizzare a loro volta iniziative simili. “Spazio d’angolo”, quindi, non è solo una mensa quanto piuttosto uno stimolo per persone e comunità al fine di sensibilizzare alle tematiche inerenti il cibo e la casa, come spiega il responsabile dell’animazione Caritas torinese Ivan Andreis: «I locali della mensa, oltre alla loro funzione primaria, saranno presto un luogo di attrazione e sviluppo di iniziative, che coinvolgeranno organizzazioni religiose e laiche e soprattutto le scuole. Oltre alla presenza di alcuni studenti che prestano volontariato, è in fase di preparazione la performance “Il pane di tutti i giorni” (ispirata al testo di Cosetta Zanotti Il pane di ogni giorno – Cinque storie da mangiare, ed. Città nuova 2015), rappresentazione che verrà presentata nelle scuole descrivendo la storia dei principali alimenti fondamentali nelle varie culture del mondo: oltre ad educare ai valori del cibo e della solidarietà servirà a finanziare la mensa stessa».

Altri progetti di prossimo avvio nello "Spazio d’angolo" sono un laboratorio di cucito per donne straniere e le attività di un GAC (Gruppo di Acquisto Collettivo), nato in collaborazione con il territorio e il Movimento Consumatori, in cui i ragazzi disabili del centro diurno gestito dal Gruppo Arco e dalla cooperativa Esserci si occupano di smistare e consegnare prodotti alimentari a filiera corta e con il supporto degli educatori.

 

Ristoro aperto anche la sera per le persone senza dimora

L’apertura di un nuovo punto di ristoro serale per persone senza dimora (in via Capriolo 14b) rappresenta una novità per la città di Torino.

Innanzitutto perché è l’unico ristoro serale aperto tutti i giorni dell’anno, dato che la mensa serale esistente (Cenacolo Eucaristico, in via Belfiore 12) fornisce pasti solo nei giorni feriali. Altra novità è che rappresenta il frutto di una collaborazione nata nell’ambito del Tavolo diocesano per senza dimora e vede compartecipi nel servizio la Caritas Diocesana, la Congregazione dei Fratelli delle Scuole Cristiane (che ha messo a disposizione i locali), la cooperativa sociale Gruppo Arco, l’associazione Maria Madre della Provvidenza e il Gruppo Servizi Vincenziani per senza dimora.

Inoltre, l’invito a svolgere attività di volontariato è rivolto soprattutto ai giovani: già quasi 60 quelli messisi a disposizione per consentire al ristoro di restare aperto tutti i giorni. Un servizio che, come ha ricordato il direttore della Caritas diocesana, Pierluigi Dovis, è nato da un desiderio che i senza dimora hanno espresso ad un incontro con l’Arcivescovo e che, come sottolineato dal vicepresidente della cooperativa sociale Gruppo Arco, Marco Trabaldo, si è trasformato in «un progetto per consentire di vivere bene un momento della giornata a chi non ha casa».

 

Volontariato per la mensa dei poveri del Cenacolo Eucaristico della Trasfigurazione

Chi desidera offrire il proprio servizio di volontariato nella mensa festiva dei poveri e/o nella distribuzione dei pacchi famiglia ogni mercoledì, il cui locale si trova in Torino – via Belfiore 12, è necessario che prenda contatto preventivamente con don Adriano personalmente presso la sede dell'Associazione di c.so Regina Margherita 190 lunedì ore 8,00 - 10,00; martedì e giovedì ore 13,30-16,30; oppure al sabato mattina presso il Monastero abbaziale di Casanova (Carmagnola) telefonando al n. 011.4377070 per informazioni; oppure direttamente al cell. di Don Adriano n. 3355930501.

Dopo i preventivi accordi sarà anche necessario partecipare alle riunioni, ogni due mesi alla sera ore 20,30 sempre in c.so Regina 190 in Torino, per la programmazione dei turni di servizio, nel corso delle quali viene concordato l'impegno secondo la disponibilità dei volontari.
Per esigenze assicurative sarà richiesta l'iscrizione all'Associazione del Cenacolo Eucaristico della Trasfigurazione del costo di € 40,00.

 

La Piccola Casa della Divina Provvidenza a Torino offre ogni giorno alle persone indigenti più di 500 pasti completi.

Il numero di richieste per accedere alla più grande mensa del Piemonte è in costante aumento: questo è dovuto alla grave crisi economica che il nostro paese sta attraversando, al conseguente aumento del disagio sociale e alla crescente impossibilità di poter rispondere ai propri bisogni primari e a quelli della propria famiglia.

Nel rispetto della mission del Cottolengo, la realtà di Casa Accoglienza persegue l’obiettivo di promuovere lo sviluppo umano della dignità delle persone che si rivolgono alla Piccola Casa.

Fin dalla fondazione della Piccola Casa, San Giuseppe Cottolengo ebbe sempre un’attenzione particolare verso i poveri e i bisognosi. La stessa attenzione caratterizza ancora oggi l’operato dei religiosi e degli operatori che lavorano al Cottolengo . Il servizio di accoglienza è nato per dare la possibilità alle persone indigenti di poter beneficiare di un pasto caldo. I poveri che usufruivano di questo servizio sono sempre stati molto numerosi: all’inizio del secolo scorso si raggiungevano già picchi di 350 persone al giorno. Il servizio di distribuzione pasti ha subito una breve battuta di arresto solo in corrispondenza dello scoppio della guerra, a causa della distruzione dei locali adibiti ai pasti. Alla fine degli anni ‘70, la Piccola Casa avviò all’esterno delle proprie strutture un’attività di distribuzione di viveri e beni di prima necessità ai senzatetto che passavano la notte nelle varie stazioni ferroviarie della città. In questa occasione ci si rese conto che le esigenze erano cambiate e divenute più articolate e si rese necessario, per poter assistere sempre meglio un numero maggiore di persone, istituire un servizio di mensa centralizzato. Nel 1983 venne inaugurata l’attuale sede della Casa di Accoglienza in Via Andreis 26 in cui vengono offerti vari servizi alla persona a chi vive in stato di abbandono sociale.

Da quella data la Piccola Casa della Divina Provvidenza ha accresciuto con costanza il suo impegno fino a diventare, ad oggi, la più grande mensa del Piemonte che effettua servizio quotidiano. Ogni giorno nella mensa di Casa Accoglienza vengono distribuiti pasti caldi a circa 500 persone per un costo di 4 euro a pasto a carico dell’Ente.

L’obiettivo principale del Cottolengo è mantenere, e laddove possibile implementare considerata l’elevata richiesta, il servizio offerto. La funzione sociale e l’importanza dei servizi svolti a Casa Accoglienza vengono riconosciuti e apprezzati da tanti privati cittadini che sostengono la Piccola Casa con le loro donazioni. Tanto però è ancora da fare e l’aumento significativo della presenza nella mensa di tanti italiani rimasti senza lavoro negli ultimi anni comporta per il Cottolengo la necessità di farsi carico di costi molto elevati sempre più difficili da sostenere senza un aiuto esterno. Aiutaci a ma mantenere il nostro impegno verso i più poveri.

 

Fraternità dei Frati Minori

Via Sant’Antonio da Padova 7 - 10121 Torino

Telefono: 0115621917

Mensa:

La mensa è un ambiente di vita che accoglie ogni giorno 100 persone per il pranzo (ingresso ore 11.15); sono presenti uomini e donne, di varia età e nazionalità. Il clima è familiare e molti frequentatori sono affezionati da anni a questo luogo che non è solo una distribuzione di pasti gratuiti, ma anche un’occasione di spezzare la solitudine e ricevere un sorriso. Tutto il lavoro è gestito dal responsabile della mensa, Alessandro Caramelli, coadiuvato da circa 60 volontari che si alternano in gruppi divisi per ciascun giorno della settimana. Dopo la preparazione della sala, che avviene dalle 9.30 alle 11 circa, i volontari si ritrovano con un Frate per un breve momento di preghiera e canto, appena prima di aprire la porta e fare entrare gli ospiti. Oltre al pranzo servito nella sala della mensa, vengono dati dei sacchetti con un pasto completo da asporto a un numero di persone che varia tra 80 e 150, ogni giorno, anche questi preparati il mattino stesso dai volontari. Facendo due conti si tratta di circa 47.000 pasti all’anno che vengono distribuiti a chiunque bussi alla nostra porta.

Ogni giovedì pomeriggio poi, viene distribuito un pacco di alimentari alle famiglie bisognose, in gran parte nigeriane o marocchine, per un totale di circa 130 famiglie aiutate.

Il rifornimento di cibo è assicurato in buona parte dal Banco alimentare di Torino, dalla Ipercoop e da donatori privati che ci aiutano con generi alimentari o con offerte in denaro.

Spesso accogliamo gruppi di ragazzi del catechismo o giovani, Scout o altre associazioni, che vogliono impegnare una mezza giornata per servire i loro fratelli e sorelle più poveri.

Aspettiamo sempre nuovi volontari, soprattutto giovani che vogliano fare l’esperienza del servizio, per regalare un sorriso ai nostri ospiti.
Ai volontari viene offerto un corso di formazione, centrato soprattutto sulla relazione d’aiuto e l’ascolto attivo.

 

Banco Alimentare del Piemonte

La cultura del cibo, l’educazione allo spreco, la cucina responsabile, sono tematiche intorno a cui si sta sviluppando una sempre maggior attenzione, come dimostra la presenza del Banco Alimentare per la prima volta al Salone del Libro 2016. Dal 12 al 16 maggio allo stand Cb02 del Padiglione 2 a Casa CookBook, il Banco Alimentare racconterà “in diretta” - attraverso la testimonianza dei suoi volontari - che cosa è, come funziona e come si possa supportarlo nelle sue attività.

La rete italiana del Banco Alimentare che conta 21 presenze regionali, tra cui quella piemontese, ha appena tirato le somme del lavoro svolto in Italia lo scorso anno. Nel 2015 sono state raccolte, recuperate e ridistribuite 78.448 tonnellate di derrate alimentari, aiutando oltre 8000 strutture caritative e impegnando stabilmente 1.843 volontari, cui si aggiungono, in occasioni particolari come la Colletta Alimentare, centinaia di altre persone.

Ciò a fronte dei dati sconcertanti sulla povertà forniti da ISTAT nel Report "La povertà in Italia" del 15 luglio 2015, che registrano nel 2014 1 milione e 470 mila famiglie residenti in Italia in condizioni di povertà assoluta. Anche la povertà relativa, risulta stabile e coinvolge, nel 2014, il 10,3% dei nuclei famigliari per un totale di 2 milioni 684 mila famiglie ed il 12,9% delle persone residenti. Sono dati paurosi, soprattutto se paragonati a quanto cibo spreca in un anno una famiglia media italiana stimabile in 454 Euro annui: 35% di latte, uova, carne, formaggi, 19% di pane, 16% di frutta e verdura."

Abbiamo subito accolto la proposta di Casa Cook Book - dichiara il presidente del BAP Salvatore Collarino - perché il Salone è un’occasione unica per intercettare e informare un pubblico giovane, potenzialmente sensibile a una visione etica e antispreco del cibo."

Spreco zero e educazione alimentare saranno infatti gli argomenti centrali del Banco Alimentare del Piemonte nelle attività dei prossimi mesi. Ma la presenza del Banco al Salone del Libro è anche un’occasione per informare il pubblico su una situazione difficile in cui la richiesta di cibo è esponenzialmente in aumento.

Con «Un gettone per un pensiero» il Banco Alimentare del Piemonte invita gli autori e i giornalisti presenti al Salone a lasciare un post sul tema «Ho diritto a un pasto anch’io». Il Banco Alimentare del Piemonte, in cambio di un piccolo pensiero autografato, regalerà un gettone per il carrello della spesa. Un modo per ricordare che donare è più bello che ricevere.

Le frasi più significative saranno raccolte ed "esposte" nel corso della presentazione del 2° Bilancio Sociale del Banco Alimentare del Piemonte.

 

Fonti: amicidilazzaro.it - comune.torino.it - millionaire.it - castagnotti.it - opportunanda.it - zeromandate.it - lavocedeltempo.it - ilfattoquotidiano.it - rivistamissioniconsolata.it - bancoalimentare.it - La Stampa - sanfrancescopatronoditalia.it - osservatoriocaritastorino.org - cenacoloeucaristico.it - donazioni.cottolengo.org - pgvpiemonte.it

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